Israele, sentinelle robotizzate per fermare i raid dei terroristi

Guarda e spara, Roeh-Yoreh, questo è il nome, molto appropriato, del nuovo sistema automatico per la difesa del confine caldo tra i territori palestinesi della Striscia di Gaza e Israele. Si tratta di una combinazione di sensori per la sorveglianza: torrette corazzate armate di mitragliatrici, controllate da un centro di comando a distanza, anche se in teoria l’intero sistema potrebbe essere completamente automatizzato.
L’esercito israeliano prevede di completare l’installazione della cintura intorno a Gaza entro la fine di agosto, ma le prime postazioni sono già operative.
Il sistema, realizzato dalla Rafael nell’ambito di un programma, del valore di 780 milioni di dollari, denominato Hunter e gestito dalla Elbit, si basa sull’impiego di una serie di apparati di sorveglianza, diurni e notturni, per controllare la fascia di terreno tra il confine e i territori palestinesi. Qualora venga avvistato un movimento potenzialmente ostile, un operatore nel centro di comando seleziona una delle torrette armate piazzate lungo il confine, separate le une dalle altre da alcune centinaia di metri.
Rispondendo al comando impartito attraverso una rete di cavi in fibra ottica, a prova di intercettazione, la torretta entra in attività. Si aprono i portelli corazzati e esce allo scoperto una piattaforma girevole che affianca una mitragliatrice pesante calibro 12,7 mm a un sistema di osservazione diurno/notturno, con una portata di 1.500 metri. L’affusto va automaticamente in puntamento sulla base delle indicazioni fornite dai sistemi di sorveglianza.
Le immagini raccolte sono inviate al centro di comando, dove un operatore deve procedere all’identificazione precisa del bersaglio. Se ne determina la natura ostile, può aprire il fuoco. L’arma, stabilizzata, è già puntata: basta premere un pulsante e la mitragliatrice sparerà con elevata precisione, anche se il bersaglio si muove. Aver inserito un operatore nel sistema è indispensabile per evitare di sparare contro civili innocenti, anche se chi si avvicina troppo alle recinzioni di confine difficilmente lo fa per pura curiosità o in buona fede.
Per l’esercito israeliano, Roeh-Yoreh rappresenta una rivoluzione. Fino a oggi, infatti, quando un osservatore o uno dei sistemi di sorveglianza a terra o in cielo avvistava movimenti sospetti era necessario richiedere l’intervento di pattuglie dell’esercito o di elicotteri o velivoli senza pilota armati. Si perdevano così minuti preziosi che potevano risultare cruciali. Inoltre le truppe accorse in seguito all’allarme erano esposte ai rischi di un eventuale scontro a fuoco. Per non parlare del tiro dei cecchini contro le unità in pattugliamento.
Con il nuovo sistema invece sia lo sorveglianza sia l’intervento armato avvengono in modo automatico, nel giro di decine di secondi e senza che nessun soldato debba esporsi. Inoltre è possibile mantenere una sorveglianza continua, giorno e notte, impiegando un ristretto numero di militari e operatori. Un singolo centro di comando può monitorare fino a 15 torrette.
Torrette che sono naturalmente corazzate: la piattaforma con arma e telecamere è a scomparsa ed è protetta all’interno della struttura, che è realizzata in cemento, ha robuste porte d’acciaio ed è dotata di sistemi anti-intrusione. Inoltre le torrette si coprono a vicenda. E sono previste anche varianti dotate di missili controcarro, con una gittata di alcuni chilometri. Con queste armi, ad esempio, si può cercare di colpire un commando di guerriglieri che cerchi di avvicinarsi al confine per poi lanciare un attacco con razzi o con mortai.
L’esercito israeliano ha montato un sistema prototipico Roeh-Yoreh proprio lungo il confine a Gaza già nel 2004 e la sperimentazione ha avuto un esito così positivo da portare a un programma su vasta scala. Che Tsahal spera possa ridurre le infiltrazioni e gli attacchi condotti dai guerriglieri palestinesi.
Israele è pronto a vendere il sistema, con il nome di Sentry-Tech, anche a Paesi amici. Al momento c’è un solo Paese che ha qualcosa di simile in servizio: si tratta della Corea del Sud, con il sistema di torrette robotiche Samsung SGR-A1 dispiegato lungo la fascia demilitarizzata.