Israele si difende. Tu non sai che cos’è l’incubo terrorismo

Quei giovani che controllano i passeggeri negli aeroporti sanno che la morte spesso è arrivata dagli insospettabili

Caro Vittorio,
all’aeroporto, lo so, chi soffre di più è chi come te ascolta le ragioni di Israele e cerca sempre di portare un raggio di luce nel buio del pregiudizio che purtroppo prevale quando si parla dello Stato ebraico. Proprio come me, ho sofferto anche io tante volte, squadrata, interrogata, bloccata per ore da ragazzotti a volte sordi e insistenti, a volte persino arroganti e aggressivi. Mi sono detta spesso che dovevano essere ignoranti, addestrati male a riconoscere il delinquente terrorista, che c’era qualcosa di personale in quel farmi pagare, innocente e anzi amichevole, il rischio che loro e le loro famiglie corrono ogni giorno, le discriminazioni cui sono soggetti a partire dalle gare sportive fino alle Università europee. A volte, sappilo, io, con tutti i miei libri e i miei articoli, sono finita seduta al piano superiore, scrutata, fotografata con qualche signora proveniente dall’Europa orientale che cercava di entrare per lavorare in settori disparati. Avevano ragione? Beh, alla fine sì, e tu lo sai.
Oggi il terrorista aereo non si serve quasi più di armi, pensa all’11 di settembre; è l’intenzione che crea il terrorista, e nessuno la porta scritto in fronte. In secondo luogo, il profiling può non funzionare affatto: nel ’72 fu l’Armata Rossa Giapponese che all’aeroporto Ben Gurion fece 24 morti. Il terrorismo, l’ho imparato bene negli anni dell’Intifada, può uscire da qualsiasi angolo, da ogni parola gentile, da qualsiasi faccia d’angelo o abbigliamento elegante.
Intanto per loro la tua fama, la regalità del privilegio italiano che senz’altro ti viene tributato a ogni barriera della tua vita, loro non le conoscono. Per loro sei un signore molto elegante, certo, ma impaziente e difficile da decifrare, che non ha amici o famiglia in Israele, che non ha motivi oggettivi per essere fedele a quel Paese, che forse ha alloggiato a Gerusalemme est, che semmai ha fatto una quantità di giri nelle zone palestinesi, quelle dove si possono ricevere ordigni, ordini, consigli... c’è qualcosa di male, o di oggettivamente riprovevole in questo? No, di oggettivo non c’è nulla. C’è però una lunga storia di oggetti che sembrano tutt’altro, magari un paio di scarpe o una Coca Cola oppure un mangianastri.. e invece sono una bomba, o un pezzo di una bomba da consegnare a qualcun altro.
Alla popolazione israeliana si sta in questi giorni distribuendo di nuovo una maschera antigas per ogni padre madre, bambino, talora persino per il cane della famiglia. Perché, sta succedendo qualcosa di nuovo? No, niente, è solo la normale persecuzione cui è sottoposta la gente d’Israele; è notizia di questi giorni, Hamas ha fatto sapere di avere rafforzato il suo sistema di tunnel e di aver pronti missili kassam che stavolta possono raggiungere anche Tel Aviv. Come in un sandwich gli israeliani, che si preparano a questo attacco dal sud, ricevono anche annunci per cui da nord gli Hezbollah, con le loro decine di migliaia di missili ormai legalizzati dal governo libanese, ogni giorno fanno sapere che faranno la guerra e che preparano attentati contro il nemico sionista.
Lo sfondo, caro Vittorio, della tua spiacevole avventura all’aeroporto di Gerusalemme (ma dì la verità, non è fra i più belli e ben tenuti del mondo, e anche fra i più commoventi per come le famiglie si ritrovano dopo anni, si abbracciano, baciano la terra) è l’apocalisse stessa, e tu che queste cose le sai vedere, non scorgi la nuvola nera oltre il ragazzo che ti ha così oltraggiato? Se l’Iran è pronto a giocarsi tutta la possibile simpatia internazionale pur di preparare una bomba che distrugga lo Stato degli ebrei, se spende miliardi in terrorismo pur di tenerlo sulla graticola, quanto investirebbero per infilare nella borsa di un Vittorio Sgarbi, per famoso che sia, o anche di una Fiamma, chiunque essa sia qualcosa di minuscolo e micidiale, che io non so immaginare ma che certo esiste. Quei ragazzi, in genere, siccome Israele è un Paese molto povero anche se ci tiene a far bella figura con l’aeroporto Ben Gurion, di notte lavorano là e di giorno studiano, o viceversa. In genere vengono da tre anni di esercito in cui hanno rischiato di brutto la pelle. Molto spesso hanno perso il loro migliore amico, o un fratello, o la fidanzata, mentre viaggiava su un autobus o mangiavano al ristorante. Non è retorica. Vittorio, non smettere di amare Israele per così poco. Ho visto alcune delle tue sfuriate, ma so che riconosci le cose vere da quelle false, recitate, fatte per stupire o per povertà di spirito. Là non c’è niente di tutto questo. Si tratta di salvare la vita.