Isreale, l'italiano diventa materia di studio

In base a un recente accordo la nostra lingua sarà insegnata nei licei israeliani e potrà essere inserita fra le prove dell'esame di maturità. Dal Paese del Medio Oriente arrivano ogni anno in Italia circa 600 studenti<br />
per frequentare da noi l'università

Le relazioni culturali tra Italia e Israele stanno compiendo «passi concreti». Ne è convinta Simonetta Della Seta addetto culturale dell'ambasciata italiana in Israele - guidata da Luigi Mattiolo - sottolineando i due risultati più recenti: l'introduzione dell'italiano come lingua di studio facoltativa nelle scuole superiori israeliane e la prossima apertura - entro maggio - ad Acco (l'antica San Giovanni d'Acri) del centro di restauro «Città di Roma», il primo operante in Israele.
«L'italiano - spiega Della Seta - è stato riconosciuto "strumento di cultura" e come tale a partire dall'anno scolastico 2010-2011 potrà essere studiato negli ultimi tre anni del liceo e diventare materia d'esame per la maturità. La lingua e la cultura italiana saranno così discipline facoltative in aggiunta alle tre lingue obbligatorie di studio in Israele: l'ebraico, l'arabo e l'inglese. Un risultato raggiunto nel corso dell'ultimo vertice bilaterale tra i due paesi dello scorso febbraio. Ma il lavoro preparatorio è durato molto a lungo e fu avviato nel 2006 dall'Istituto italiano di cultura di Tel Aviv». Il riconoscimento della lingua e della cultura italiana ha solide basi: sono circa 600 gli studenti israeliani che ogni anno si iscrivono nelle università italiane e finora sono stati più di 15 mila quelli che lo hanno fatto . «Una ragione in più - continua Della Seta - che gioca a favore dell'introduzione dell'italiano come lingua facoltativa di studio. Senza contare la vasta comunità italiana presente nel paese, circa 10mila persone. Insomma, l'Italia è un paese molto amato in Israele».
Ai primi di maggio partiranno i corsi di formazione per gli insegnanti in collaborazione con l'Università degli Stranieri di Perugia e attualmente è in corso, da parte di una speciale Commissione, la valutazione dei numerosissimi "curricula" già pervenuti dai possibili futuri insegnanti di italiano in Israele.
La prossima apertura del Centro di restauro «Città di Roma» è tra i risultati del vertice tra i due Paesi e corona - sottolinea Della Seta - «un percorso di collaborazione fra istituzioni italiane e israeliane cominciato nel 2005 con la firma del Memorandum of Understanding da parte dell'allora segretario generale del Ministero beni culturali italiano (Mibac) Giuseppe Proietti e del direttore dell'Israel antiquities authority Shuka Dorfman. Intesa poi inserita nell'accordo culturale stipulato nel 2008 fra l'attuale ministro degli Esteri Franco Frattini e quello israeliano dell'epoca Tzipi Livni».
Il progetto ha avuto l'impulso definitivo - spiega ancora Della Seta - da parte del sindaco di Roma Gianni Alemanno che nel 2009 ha deciso di devolvere il premio Dan David alla città di Roma per la ristrutturazione dell'edificio - nel vecchio porto pisano - che entro maggio ospiterà il Centro di restauro intitolato appunto alla capitale italiana.
Il Centro avrà la consulenza del Mibac e del suo Istituto centrale per il restauro, mentre in Israele la «copertura» accademica ai laboratori di Acco sarà fornita dall'Università di Haifa con un master in Restauro archeologico e dall'Università di Tel Aviv con un master in Restauro architettonico.
La nascita del Centro si inserisce in un «fitto» scambio di rapporti per la valorizzazione e la conservazione dei beni archeologici in territorio israeliano, tra i quali i cinque teatri romani (Cesarea, Bet Shean, Tiberiade, Shuni, Bet Guvrin). Per il teatro di Tiberiade il cantiere di restauro sarà organizzato in collaborazione con l'Ice, l'Istituto nazionale per il commercio estero.