ISTANBUL

C'è l'Istanbul di Orhan Pamuk, lo scrittore che ha fatto delle mollezze orientali della città un best seller da premio Nobel. C'è l'Istanbul del muezzin, delle moschee, dei musei d'arte (nel palazzo di Ibrahim Pasha), con i tappeti antichi e le immutabili iconografie dell'Islam. C'è l'Istanbul dei vapori, dei massaggi, dei sensi che si mescolano fra i marmi luccicanti degli hammam, luoghi sacri e profani dove la pulizia è un rito antico che sopravvive a secoli di mutamenti storici. C'è l'Istanbul del design, della moda, dell'arte (vedi alla voce Biennale, prossimo appuntamento 17 settembre-13 novembre), dei centri commerciali belli come musei, dei ristoranti di tendenza, dei boutique hotel che aprono nelle antiche case in legno del centro storico.
Ma soprattutto, c'è l'Istanbul dell'acqua. Quella magia di chiaroscuri, di riflessi dai contorni indefiniti che si specchiano sulla superficie di un mare (di Marmara), di un porto naturale che buca la terra per sette chilometri (il Corno d'Oro), di un canale navigabile (il Bosforo) che come un'immensa autostrada liquida collega Marmara al Mar Nero. L'Europa all'Asia.
A Istanbul bisognerebbe sempre arrivare dall'acqua. Si passa lo stretto dei Dardanelli e lentamente si avanza su uno scacchiere con centinaia di imbarcazioni fino al cuore di questa città unica al mondo, testa in Europa piedi in Medio Oriente, capitale di tre imperi, Romano, Bizantino, Ottomano, custode di monumenti straordinari. Molti dei quali, appunto, vista mare. Come il Topkapi, la residenza dei sultani fatta costruire da Mehmet II alla metà del XV secolo, con i padiglioni decorati a stucchi, i giardini, le fontane, le terrazze inondate di luce e di brezza marina, l'harem e le sale del Tesoro.
Accanto, il Museo Archeologico mette in mostra un patrimonio di statue, ceramiche e reperti che culmina nella Tavoletta di Kadesh, il più antico trattato di pace della storia, quello fra ittiti ed egiziani (1269 a.C.). Più in là il Gran Bazar, fondato nel 1453, grande come una città, è il regno dello shopping sotto forma di trattativa: si contratta tutto, sempre, anche l'oggetto più insignificante.
Il simbolo dell'avvicendarsi storico-politico è Santa Sofia, la basilica (oggi museo) voluta dall'imperatore Giustiniano nel 537, che per molti anni è stata anche tempio sacro dell'Islam. La Moschea Blu, il più importante luogo di culto dell'ex capitale insieme a quella di Solimano, invece è sempre stata una moschea. Ma anche un simbolo di tolleranza religiosa, visto che i turisti ci entrano liberamente. E l'Europa? La troviamo nella cura maniacale che dal 2010, dopo la nomina a capitale della cultura, ha ripulito piazze, strade e marciapiedi (brilla tutto, perfino il mercato del pesce). Nelle boutique di giovani stiliste come Müge Erson, che nella zona industriale di Maslak ha aperto il suo showroom di capi prêt-à-porter. Nei centri commerciali ultra-moderni come Kanyon, architettura contemporanea e un catalogo di griffe globali, o fra le vie del quartiere di Beyoglu, un tempo famoso solo per la Torre di Galata e il Pera Palace (l'hotel di Agatha Christie che ha appena riaperto dopo il restauro), adesso anche per lo shopping di tendenza e i locali à la page.
Istanbul e il suo doppio. Le questioni sulla sua versatilità, Europa o Asia, sono evidenti anche nello skyline di cupole e minareti accanto alle silhouette dei grattacieli; nel lento avanzare dei vaporetti sotto la mole imponente dei due ponti a sei corsie che attraversano il Bosforo, collegando le due sponde della città; nell'amore per le tradizioni (il narghilè, la danza del ventre…) accanto a riti fusion come i disco-club sulle sponde dell'acqua; nel melange di stili di vita di una popolazione che cresce a ritmi vertiginosi, 18 milioni la cifra stimata, 15 milioni quella ufficiale, la più estesa d'Europa (se di Europa si tratta). A mettere tutti d'accordo sulla questione della doppiezza per il momento ci ha pensato Pamuk, che nel suo libro Istanbul ha scritto: «Dove sta il segreto di Istanbul? Ogni frase sulla sua anima si trasforma in un discorso sulla nostra vita. La città non ha altro centro che noi stessi!» Come dubitarne.
Il viaggio: con Quality Group (www.qualitygroup.it) volo a/r da Bergamo o Roma, 3 pernottamenti b&b all'Eresin Taxim (4 stelle superior nel centro moderno della città), trasferimenti da e per l'aeroporto a partire da 559 euro.