Istruzione, ritorno al passato

Valentina Aprea*

Il dado è tratto. Ciò che mancava di conoscere al disegno «passatista» del ministro Fioroni è ormai noto con le misure per la scuola previste in Finanziaria. Misure che contengono scarsi investimenti, soprattutto se riferiti alle promesse fatte da Prodi in campagna elettorale, e numerosi interventi che si potrebbero definire di totalitarismo istituzionale.
Il nuovo anno scolastico era iniziato con un «nuovo» ministro, che si vanta di essere, come una volta, ministro della Pubblica istruzione. «Le novità» di questi primi cento giorni di governo erano iniziate e finite qui. L’aver ripristinato il nome, più che una novità, ha rappresentato un macroscopico ritorno al passato rispetto ad un unico ministero per l'intera filiera della conoscenza. In più, in preda ad un furore nostalgico e ideologico insieme, il ministro Fioroni è andato ben oltre l'annunciato smantellamento della riforma Moratti: con atti amministrativi di discutibile legittimità e con disegni di legge di stampo anti europeo ha decretato il ritorno al «vecchio» obbligo scolastico (versus il diritto-dovere), alla «vecchia» scheda di valutazione (sospendendo il portfolio delle competenze), al «vecchio» tempo pieno (raddoppiando gli organici), alla «vecchia» organizzazione didattica (sospendendo il tutor), alla «vecchia» discontinuità didattica (disapplicando la norma dell’obbligo per i docenti di rimanere sulla stessa classe per almeno tre anni), alla «vecchia» scuola superiore (negando la sperimentazione dei nuovi licei), al «vecchio» esame di Stato nella versione gentiliana (cancellando la certificazione delle competenze a cura dell’Invalsi, l’Istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico), alle «vecchie» rigidità sui tempi di frequenza scolastica (negando gli anticipi), ai «vecchi» Provveditorati (affidando loro, tra l'altro, il controllo sulle scuole autonome). In più, con una direttiva ad hoc ha ridimensionato il ruolo e le funzioni dell’Invalsi, soppresso la valutazione esterna dei livelli di apprendimento e previsto il commissariamento di Invalsi e Indire, l’Istituto nazionale di ricerca educativa, sostituito da una fantomatica Agenzia che rafforzerà la governance di tipo burocratico anziché superarla. Peggio sono andati gli Irre, Istituti regionali per la ricerca educativa, che addirittura sono stati soppressi. Con un tratto di penna la sinistra, che come si sa può tutto in Italia, cancella almeno un decennio di attività di ricerca, senza aver aperto un dibattito sulla valutazione di questi enti, ma soprattutto ridisegnando pezzi di pubblica amministrazione, voluti dalle famigerate leggi Bassanini (pure di sinistra!).
In più, con un decreto ha rinviato all’anno scolastico 2008/2009 la riforma delle superiori. Il ministro sostiene, con orgoglio, di aver restituito con queste azioni «serenità alle scuole». In realtà, l’ha restituita ai sindacati di categoria, archiviando in fretta la libertà di apprendimento per gli studenti, le forme di flessibilità e la personalizzazione dei piani di studio, mai digerite dalle corporazioni sindacali. In nome della pace sociale, Fioroni ha tradito le speranze e le aspettative dei giovani, che continuano ad essere impreparati a vincere le sfide del loro futuro.
La nostra scuola resta una istituzione di riproduzione sociale. Immobilismo sociale, rigidità dei percorsi, alti tassi di abbandono scolastico e formativo, lunga transizione al lavoro: i giovani anziché rafforzarsi attraverso il sistema educativo, ne escono mortificati. Questo stato di cose, peraltro, frena lo sviluppo economico, mentre dovrebbe esserne una leva. E come risponde, in Finanziaria peraltro, il governo a questo stato di cose? Con il vecchio obbligo tutto scolastico, relegando maledettamente ancora una volta a canale residuale e successivo ai 16 anni il sistema dell’istruzione e formazione professionale. I nostri giovani non vengono formati all’imprenditorialità che la Commissione europea ha indicato come una delle otto competenze fondamentali, insieme ad una buona padronanza delle lingue e dell’informatica.
Non servirà ritornare ad allungare l’obbligo: le alternative non sono molte e sono ormai note: «vera» autonomia delle scuole fino al reclutamento dei docenti; «vera» valutazione delle scuole e degli insegnanti; differenziazione, flessibilità e trasparenza nei percorsi di istruzione e di formazione professionale secondo il quadro europeo della Vet (Vocational education training). La prima Finanziaria del governo Prodi ha impostato le azioni di politica scolastica nazionale in perfetta controtendenza con i punti su richiamati e, in più, introduce una specie di Kgb burocratico che controllerà le scuole in tutto e su tutto: altro che autonomia!
Il ministro Fioroni si assume la responsabilità di portare indietro la nostra scuola e di mettere a rischio il destino dei nostri giovani.
*Parlamentare di Forza Italia
membro VII Commissione Cultura