In Italia 10 milioni di allergici

«La cura della rinite allergica che può evolvere in asma evita gravi complicazioni», afferma il professor Walter Canonica

Ignazio Mormino

Ogni anno, aspettando la primavera, si fanno i conti con l’allergia che spesso l’accompagna. L’Eurisko li ha fatti su un campione molto vasto: quattordicimila italiani, di entrambi i sessi, in età compresa tra i 14 e i 44 anni. I risultati di questa ricerca sono stati presentati nei giorni scorsi a Milano e sono davvero preoccupanti.
I numeri, anzitutto. In Italia ci sono dieci milioni di allergici (di cui un milione di bambini, che non fanno parte del campione) con netta prevalenza femminile. Tutti accusano sintomi evidenti: bruciore e lacrimazione degli occhi, rinite, tosse, starnuti, prurito. Tale sintomatologia incide - spesso pesantemente - sulla qualità della vita. L’allergico è irritabile, si stanca facilmente, si concentra poco, ha un rendimento molto basso. I mesi critici sono aprile e maggio, le maggiori sofferenze si registrano soprattutto subito dopo il risveglio.
Eurisko ha anche accertato che almeno 70 allergici su 100 non consultano il medico (semmai conversano col farmacista) convinti che si tratti di fenomeni transitori. Il professor Walter Canonica, cattedratico dell’Università di Genova, e presidente designato della World allergy organisation, condanna questo atteggiamento e sottolinea la gravità di certi sintomi (sul piano respiratorio in particolare) e l’alto costo sociale.
«Noi medici», spiega, «dobbiamo curare l’insieme dei sintomi e non un solo sintomo. Solo questo comportamento ci permette di restituire ai malati una buona qualità di vita». Gli anti-istaminici di una volta, ricorda, provocavano una lunga sonnolenza; ma quelli di nuova generazione, permettono un perfetto autocontrollo. Un principio attivo largamente sperimentato (nome clinico: desloratadina), esplica la sua effiacia proprio al mattino quando i sintomi sono più intensi. «Con un’unica somministrazione giornaliera, permette di controllare la sintomatologia legata a ostruzione nasale, sternuti ripetuti e lacrimazione, ».Questo concetto è condiviso da Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina generale, il quale sottolinea l’impossibilità di restare indifferenti di fronte a patologie che hanno un altissimo impatto epidemiologico.
«Il medico di famiglia», dice, «deve opporsi al “fai da te” e seguire, al contrario, l’andamento della malattia, per impedire che abbia ogni anno pesanti ricadute (può durare anche 14 anni di fila, sostiene l’indagine Eurisko). Sulla spesa finale, aggiunge, gli esami di laboratorio e le visite specialistiche incidono per l’80 per cento, la terapia farmacologica sfiora il 20 per cento.
Le patologie allergiche non sono, di regola, ereditarie; ma i figli di genitori allergici hanno il 50 per cento di possibilità di sviluppare una allergia. Per colpa di questi malanni, ogni anno - nel mondo - si perdono due milioni di giorni di scuola e sei milioni di giornate lavorative. Una cura adeguata e prolungata può evitare questi gravi danni.