Italia, adesso torna Lippi e vuole più soldi

Accordo quasi fatto tra Federcalcio e ct campione del mondo. Ma Donadoni resiste e cerca di restare incollato alla panchina: <strong><a href="/a.pic1?ID=271323" target="_blank">&quot;Dimissioni? Non ci penso neanche&quot;</a></strong>. Gli Europei 2012 si faranno forse in Francia e Italia

Vienna - Tre giorni per chiudere la parentesi Donadoni, una settimana per riaprire l’era Lippi, parte seconda. Sono questi i tempi fissati nell’agenda di Giancarlo Abete, presidente della federcalcio da ieri alle prese con la successione sulla panchina azzurra seguita all’eliminazione deludente da euro2008. Scansione canonica che deve fare i conti con qualche granello di sabbia finito tra gli ingranaggi. Definito il costo dell’esonero del Ct triste y solitario, circa 550 mila euro la penale fissata sul contratto per la rescissione unilaterale dell’intesa biennale. Da negoziare, invece, il contratto per il Ct campione del mondo e il suo staff. E qui emergono le prime difficoltà. Lippi si dimise al ritorno dal trionfo di Berlino contando su uno stipendio annuo di 1 milione e 100 mila euro al netto delle trattenute fiscali, poco più di 2 milioni per il bilancio federale. Due anni dopo, con la stella sul petto e la casacca di salvatore della patria, chiede un sostanzioso ritocco: 2 milioni netti l’anno, oltre che l’assunzione di uno staff numeroso che parte dal vice Pezzotti e dall’assistente Peruzzi e si espande fino al medico Castellacci. Sul punto Abete intende resistere per due motivi: 1) per riaffermare il primato della federcalcio nella trattativa e nel rapporto; 2) per far pesare a Lippi la scelta di abbandonare il club Italia senza un giustificato motivo.
Chi conosce il temperamento mite di Abete e il carattere impulsivo di Lippi ipotizza un accordo economico, e sull’allestimento dello staff, entro una settimana (1,5 milioni la cifra intorno alla quale può maturare la firma). Perché nel frattempo non esistono praticabili alternative al viareggino: Ancelotti è al lavoro con il Milan e non è intenzionato a scendere dal treno lanciato in corsa; Mancini, proposto da qualche buon cuore residente a Baden, provocherebbe una tale rivolta dentro lo spogliatoio da far cadere la pallida segnalazione. Lippi è pronto a mettersi al lavoro: ha un mese di tempo per studiare le prime convocazioni e lavorare su eventuali recuperi da presentare al battesimo di Nizza, 20 agosto amichevole con l’Austria.

Sotto sotto, Abete ha un motivo in più per definire la pratica prima della finalissima di Vienna: nella settimana successiva Platini, in partenza per l’Ucraina, è chiamato a prendere atto dell’impossibilità, nel corso del sopralluogo già programmato, di tenere l’edizione euro 2012 a Kiev e Varsavia. Bisognerà dirottare l’evento a Francia e Italia, 4 sedi ciascuno, inaugurazione a Roma, finale a Parigi e dar vita al progetto del nuovo stadio preparato da Blanc per la Juventus che si muove in grande sintonia con il presidente dell’Uefa. La mossa di Abete ha anche risvolti politici interni. Alla rielezione del 2009 si presenta con un Ct saldo in sella e un eventuale rivale (Matarrese) «azzoppato» oltre che dalla contestazione interna alla Lega di Milano (la serie B in rivolta) da un episodio verificatosi a Berna. Dopo lo 0 a 3 dall’Olanda, incrociando Materazzi, don Tonino si lasciò scappare un «che figura di m... avete fatto» che l’interista corresse al volo («avete? No, abbiamo fatto») trasmettendo al gruppo dello spogliatoio la collera per quel giudizio feroce.