In Italia il Muro non è caduto

Stefania Craxi

Gentile Direttore, era una folla emozionata, che si accalcava alla porta di Brandeburgo quando le prime picconate hanno cominciato a piovere sul muro; non una folla di «revanchisti» ma una folla di cittadini che voleva vedere, e vivere davvero, quel che aveva a volte appena intravisto in televisione.
A quel crollo Bettino Craxi aveva contribuito non poco. Mentre l'ost-politik dei governi di Bonn e di Parigi si infrangeva contro i continui «niet» di Mosca, l'ost-politik di Craxi, che passava attraverso i deboli governi delle democrazie popolari, lo portò a Mosca, da Gorbaciov, primo presidente del Consiglio di una paese occidentale a essere ricevuto al Cremlino.
Brandt, e anche Mitterrand, per mantenere acceso il lumicino della distensione, avevano sacrificato a Mosca persino i patrioti che nei loro paesi, sfidando morte e prigione, si battevano per la libertà. Il presidente ceco Vaclav Havel ricorda che solo la minaccia della sua presenza faceva entrare in fibrillazione i socialdemocratici tedeschi e che lo stesso Mitterrand aveva sbarrato le porte dell'Eliseo a chiunque non fosse in odore di ortodossia presso le autorità di Mosca.
Bettino, al contrario, aveva fatto dell'appoggio al dissenso nei paesi comunisti una vera base della sua politica estera. Libertario fino nel fondo dell'animo, Bettino aveva dato appoggio, rifugio, e aiuto concreto a chiunque, a est come a ovest, si battesse per la libertà e l'autodeterminazione dei popoli; e questa fama, ben nota nel mondo, lo agevolò non poco quando intraprese i suoi viaggi nell'est, prima a Budapest, poi Praga, Varsavia fino a Berlino est da Honecker, sempre condizionando la crescita dei rapporti economici alla liberazione di prigionieri politici e al miglioramento delle condizioni interne. Ha ottenuto la liberazione di Sacharov e della moglie Ielena Bonner, la liberazione dei capi di Solidarnosc detenuti nella carceri di Varsavia; ha ottenuto la riabilitazione di Imre Nagy, l'eroe della rivoluzione di Budapest impiccato a tradimento dai sovietici.
L'aiuto al dissenso (ricordiamo lo straordinario successo della Biennale di Venezia del '77 organizzata da Ripa di Meana su suggerimento di Bettino in pieno compromesso storico) unito alla fermezza per l'impianto dei missili Pershing e Cruise contro gli SS20 schierati da Breznev per mettere sotto tiro tutte le grandi città europee, avevano creato intorno alla figura di Craxi un enorme prestigio, che egli seppe ben spendere per la conservazione della pace e la libertà in un mondo che il totalitarismo comunista aveva condannato alla miseria fisica e morale.
La caduta del muro di Berlino segna la data di morte del comunismo, l'ideologia che aveva ridotto in schiavitù più della metà della popolazione della terra e dissoltasi con una rapidità che trova ragione proprio nelle condizioni di miseria fisica e morale in cui aveva condotto popoli interi.
I libri - sono ancora pochi - che ci descrivono gli orrori compiuti dalla dirigenza comunista in paesi di avanzata civiltà - pensiamo alla Cecoslovacchia, la Polonia, la stessa Germania est - riportano il pensiero al medioevo, con lo spadroneggiamento dei potenti e la schiavitù di tutti. I primi libri di Milan Kundera, «L'insostenibile leggerezza dell'essere» e soprattutto «Lo scherzo» sono letteralmente agghiaccianti. Sulla condizione della Cina comunista c'è un libro di nemmeno 200 pagine «Balzac e la piccola sarta cinese», scritto con mano leggera e delicata, che i nostri ragazzi dovrebbero leggere e rileggere più volte per imparare quale bene prezioso e insostituibile, sia la libertà e a quali miserie conduce la sua perdita.
La fine del comunismo ha totalmente rivoluzionato lo scenario mondiale, eliminando il rischio di una nuova guerra mondiale, riaprendo ai popoli la speranza di una pace duratura e di un pacifico sviluppo.
Ma è caduto davvero, in Italia, il muro di Berlino? È una domanda molto meno paradossale di quanto non possa sembrare.
In Italia, dove il comunismo vantava il maggior partito dell'occidente, il Pci ha avuto un'evoluzione molto più simile a quella avuta dai partiti comunisti dell'est europeo, che non a quella che ci si poteva aspettare in un paese politicamente maturo. Nei paesi dell'est i comunisti hanno cambiato nome, hanno adottato connotati democratici più di facciata che di sostanza e hanno puntato di nuovo direttamente al potere. Più o meno la stessa cosa hanno fatto i comunisti italiani. Passato il primo momento di sbandamento, ottenuto da Craxi l'ingresso nell'Internazionale socialista e il rinvio delle elezioni del '90 che li avrebbe distrutti, prima hanno mandato all'aria l'unità socialista, poi si sono lanciati nella diffamazione dei socialisti e infine l'usurpazione e la distruzione del partito socialista con la via giudiziaria al potere.
Così, se la caduta del muro di Berlino ha significato libertà per tutti, la condizione dell'Italia non se ne è molto avvantaggiata. E rischia di continuare a sopportare le conseguenze della mancata evoluzione di una sinistra che si rifiuta di fare i conti con la sua storia, segnata dalla connivenza con chi ha scientificamente negato la libertà e esportato tirannide e povertà.
Per questo occorre ancora fare una battaglia per la verità. Con passione e con coraggio.