Italia nostra lancia accuse pesanti al Campidoglio che avrebbe chiesto alla Pisana di facilitare le edificazioni in aree tutelate Ecco come si potrà costruire nei parchi La Regione sta per dare il via libera ai Piani paesistici che cancelleranno o attenu

Il consiglio regionale del Lazio è pronto a dare il via libera alla colata di cemento, senza precedenti, spalmata in particolare su Roma. Inutili le proteste di quasi tutte le associazioni ambientaliste che accusano Regione e Campidoglio di scarsa trasparenza, sia per le scelte effettuate, sia per il metodo seguito che di fatto non avrebbe permesso a cittadini e associazioni di esaminare la documentazione. Il voto sull’adeguamento dei Piani territoriali paesistici è all’odg da oggi ed è previsto per domani. In pratica vengono accolte le richieste dei Comuni di eliminare o declassare, cioè attenuare, le tutele ambientali previste in precedenza e che intralciano i progetti edilizi. Almeno la metà di questa valanga di richieste viene dal Comune di Roma. Così avranno la strada spianata anche quei progetti finora bloccati dai vincoli e nelle aree più pregiate. Durissima la presa di posizione di Italia Nostra secondo cui la giunta Veltroni ha fatto «proprie inviandole alla Regione con il suo appoggio richieste provenienti da imprese private, che prevedono la possibilità di costruire anche nelle aree protette e nei parchi della città». Dal quartier generale dell’associazione presieduta da Carlo Ripa di Meana il giudizio è netto: «In questa vicenda il più colpevole è il Comune di Roma». In particolare l’assessore all’Urbanistica Roberto Morassut avrebbe chiesto «d’ufficio» alla Regione di eliminare o attenuare i vincoli all’interno del Parco di Vejo, della Marcigliana, nella Valle dei Casali. Il Comune ha anche chiesto e ottenuto la ridefinizione della Riserva del litorale romano. Richieste, accusano gli ambientalisti, mai approvate dal consiglio comunale «che tuttora ignora quanto inviato alla Regione». Insomma Italia Nostra solleva una questione anche di democrazia. «Le richieste della giunta - dice Mirella Belvisi - non hanno coinvolto minimamente il consiglio comunale né tanto meno, ovviamente, le associazioni dei cittadini». Ce n’è anche per Piero Marrazzo. «La Regione ha seguito il pessimo esempio, né il presidente né i suoi assessori hanno convocato le associazioni». In buona sostanza viene rovesciato quello che finora era un principio cardine. Non sono più i piani regolatori e gli accordi votati dai consigli comunali che trovano limiti nelle tutele del paesaggio, ma sono i vincoli ambientali che si devono adeguare ai progetti di edificazione. Un esempio, tra i tanti, è quello della Collina Fleming. Qui nell’unico ettaro e mezzo di verde, già destinato a parco pubblico, al gruppo Parnasi, è stato consentito di trasferire 39mila metri cubi da edificare «per compensazione» da un’altra area. Durante l’istruttoria il Comune non si è accorto che su questo terreno vigevano ben due vincoli, paesistico e paesaggistico, di inedificabilità assoluta. Ora su richiesta del Campidoglio il consiglio regionale «attenua» i vincoli, rendendoli compatibili con le nuove costruzioni. Geniale, o no?
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