Jamie Quatro e la realtà surreale della colpa

Gian Paolo Serino

Tra i dieci migliori libri del 2015 per il New York Times e «Favorite Book» del New Yorker: credenziali non da poco per il debutto dell'americana Jamie Quattro che ha stupito l'America con i racconti di Voglio mostrarti di più. Undici storie, in equilibrio tra realismo sporco e surrealismo, e nella tradizione americana che risente degli echi di Flannery O'Connor e di George Saunders e delle tematiche metafisiche ed esistenziali molto care alla morale statunitense: Dio, trascendenza, adulterio, malattia, famiglia.

In tutte queste storie troviamo alcuni protagonisti le cui esistenze sono radicalmente sconvolte da tali conflitti. L'adulterio, ad esempio, è un elemento centrale: una donna scatta un selfie dal collo alle cosce. È completamente nuda. Invia la foto via mail a suo marito, scrivendogli «Nuovo sfondo». L'istante dopo, la invia all'uomo con cui ha una relazione a distanza. È il piacere tecnologico. Nuove variazioni di piacere istantaneo. Jamie Quatro racconta di protagonisti - per lo più donne - impegnati in una continua ricerca di un destino cui affidarsi. E lo fa senza cadere in un becero e sin troppo facile cinismo intellettuale contro Dio o la religione cristiana. Le narratrici delle sue storie si tuffano quasi inconsapevolmente nelle sabbie mobili della passione, della colpa, della lussuria. Non sono personaggi che scelgono di farlo consapevolmente o intellettualmente: è il loro istinto, la loro natura.

Ci sono poi momenti nel libro che sconvolgono e fanno ridere allo stesso tempo. In un racconto il corpo di una donna - amante del padre di famiglia - occupa il centro di un letto. È apparentemente morta. Dal corpo esce sangue scuro, «simile a salsa barbecue». Il padre di famiglia presenta il corpo ai figli dicendo: «È l'amica speciale di mamma». Jamie Quatro è una maestra nel raccontare i dettagli, soprattutto i dettagli del corpo: una giovane donna ha «dei capelli come una pelle di montone in cui vorresti infilare le dita». Oppure, descrivendo l'odore della stessa ragazza: «un mix di erba, crema solare e qualcosa come glassa di una torta». Voglio mostrarti di più è un libro che dovremmo trovare nelle librerie fra le novità di narrativa straniera, negli scaffali di religione, di sessuologia, di metafisica. Un testo che, creando dubbi infiniti per la sua ambiguità, finisce col restituirci una certezza: è la vita stessa a essere ambigua. Raccontarlo meglio di così, oggi sembra davvero un compito quasi impossibile.