JEAN DUBUFFET

Dubuffet a Lucca? In questa piccola città, legata al suo passato, sembra strano trovare uno tra i più rivoluzionari artisti del XX secolo. Invece, sulla facciata di una prestigiosa dimora, Palazzo Boccella, detto anche «alla Fratta», nel cuore di Lucca, vicino al Fosso e al museo di Villa Guinigi, spicca uno stendardo con scritto «Jean Dubuffet e l’Italia» e il logo del museo, Lu.c.c.a (Lucca Center of Contemporary Art).
Il nuovo museo ha un interno avveniristico organizzato nei cinque piani del palazzo, che combina pietre e blocchi delle mura medievali, affreschi cinquecenteschi con un allestimento moderno, fornito di otto sale espositive, caffetteria, bookshop, sala di lettura e di conversazione, laboratorio per bambini e altro. L’anima di tutto è un oculista, Angelo Parpinelli, che ha deciso di trasformare la propria dimora in un museo, trasferendosi con la famiglia nelle vicinanze. Trevigiano, con radici lucchesi e il pallino dell’arte contemporanea, ha aperto le porte del suo centro ad artisti sconosciuti o famosi come Man Ray o Dubuffet. «Qui - dice orgoglioso - si può venire a vedere una mostra d’arte, prendere un tè, leggere, partecipare a dibattiti». Insomma, l’intento è far conoscere l’arte contemporanea a chi ne sia interessato.
E Dubuffet, l’artista francese, vissuto dal 1901 e il 1985, del contemporaneo è il «fondatore». Scopritore dell’Art Brut, l’arte dei folli, dell’informale, creatore di cicli pittorici di rottura con la tradizione nei temi e nei materiali. Ossessionato dalla negazione della cultura, ancora più dei dadaisti e dei futuristi, con una filosofia personale e opere originali fatte con materia povera, terra, sabbia, chiodi, ali di farfalla, vegetali.
La mostra, patrocinata da MIBAC, Ministero degli Affari Esteri, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica e altri enti, è in collaborazione con la Fondation Dubuffet di Parigi. Curata da Stefano Cecchetto e Maurizio Vanni, ha nel comitato scientifico esperti come Lorenza Trucchi ed Ezio Gribaudo, che hanno conosciuto di persona l’artista. Fra le 53 opere esposte, alcune inedite per l’Italia, ci sono oli su tela, inchiostri di china, pastelli, gouache, tecniche miste, dagli anni Quaranta agli Ottanta. Opere che ripercorrono l’attività tenendo presenti i rapporti con critici, storici e galleristi italiani.
Dubuffet arriva tardi al mestiere di pittore, a 41 anni, dopo aver tentato con l’odiata Académie Julian di Parigi e passando per altri lavori. Ma una cosa ha chiara: la ricerca di un’arte antitradizionale, che elimini ogni traccia di cultura precedente. Un’arte che torni alla materia e alle forme primarie. I primi dipinti, come Le buveur del 1924 sono ancora figurativi, ispirati all’ambiente parigino d’avanguardia. Ma nel corso degli anni Quaranta, dopo alcune visite a ospedali psichiatrici in Svizzera, le forme diventano infantili e istintive, dando vita all’Art Brut. Comincia una ricerca esasperata tendente a dissolvere le forme in materia, che dura sino a metà anni Sessanta. Sono quelli in cui l’artista conosce il gallerista veneziano Carlo Cardazzo, che gli organizza nel 1958 la prima mostra italiana alla galleria «Il Naviglio» di Milano. Undici dipinti, realizzati fra il 1951 e il 1957, tra i quali Les fiancés del 1955 e Pain homogène texturologie XLI, del 1958, oggi esposti. L’incontro con Cardazzo permette la conoscenza di Dubuffet nel nostro Paese e apre la strada al collezionismo degli Juker e dei Cavellini.
Nel 1959 Paolo Marinotti presenta a Palazzo Grassi di Venezia quattro dipinti del pittore realizzati nel 1957, legati alle esperienze «botaniche», mentre nel 1964 ci sarà la grande stagione veneziana dell’artista: la presentazione in anteprima del ciclo dell’Hourloupe, con la loro materia pittorica frazionatissima come una scrittura in movimento, e dei Phénomènes, serie di litografie che ritornano a forme colorate, di cui sono adesso presentati album, gouache e, inedito per l’Italia, l’olio su tela con Le bariole Mariole. La mostra di Palazzo Grassi era stata presentata da Renato Barilli, che aveva conosciuto l’artista a Parigi nei tardi anni Cinquanta e lo aveva presentato nel 1961 a Lorenza Trucchi che ne sarebbe diventata studiosa appassionata.
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LA MOSTRA «Jean Dubuffet e l’Italia». Al Lu.c.c.a. di Lucca (via della Fratta 36). Fino al 15 maggio. Sito Internet: www.luccamuseum.it.