John Grove e William Ireland

Con il ritorno al trono degli Stuart e del re Carlo II, i cattolici inglesi avevano goduto diciassette anni di tranquillità. Ma col cosiddetto «popish plot», la supposta congiura papista di Titus Oates, le cose si rimisero male. William Ireland, originario del Lincolnshire, si era fatto gesuita in Francia e nel 1677 era stato inviato in missione in patria. A Londra alloggiava in una casa clandestina di gesuiti intestata a John Grove, che in realtà era solo il domestico. Nello stesso edificio alloggiava l’ambasciatore spagnolo e ciò fu ritenuto indizio sufficiente. Grove e Ireland vennero arrestati e rinchiusi nel carcere di Newgate con l’accusa di aver cercato di assassinare il re. Con loro furono presi anche il provinciale dei gesuiti, Thomas Whitbread, i padri gesuiti John Fenwick e William Harcourt, più il benedettino Thomas Pickering. Per questi ultimi non furono trovati testimoni ma, anziché venire assolti, il loro processo fu semplicemente rinviato. In seguito furono giustiziati anche loro. L’Ireland non si trovava a Londra nei giorni che gli venivano rinfacciati come quelli di preparazione dell’attentato. Ma non aveva testimoni. Ne fu trovato uno che, dichiarando il falso, disse di averlo visto. Furono tutti condannati a morte per alto tradimento. Il re, che sapeva bene come fossero andati i processi, cercò di salvare loro la vita ma non fu in grado di opporsi alla volontà del Parlamento. Così, nel 1679 i primi due imputati salirono il patibolo. John Grove e William Ireland vennero impiccati per il collo, tirati giù prima della morte e squartati.