José Dionisio Luís Padilla Gómez

Questo messicano nacque nel 1899 a Guadalajara, nello stato di Jalisco. Poiché era un credente ferventissimo, a un certo punto si chiese se la sua fosse una vocazione al sacerdozio. Poiché non sapeva rispondersi, decise di provare e verso i diciott’anni entrò nel seminario cittadino. Ma a forza di frequentarlo trovò la risposta che cercava e nel 1921 lo lasciò. Dopo il diploma trovò impiego come insegnante. Divideva il suo tempo tra l’Azione Cattolica, di cui era uno dei soci fondatori, e le lezioni gratuite che dava ai ragazzi poveri. Ma venne il tempo del giro di vite anticattolico da parte del governo (singolare mix di laicismo massonico e leninismo) e i cattolici messicani (cioè, quasi tutta la popolazione) provarono con la resistenza passiva, tipo il boicottaggio dei monopoli di stato e il ritiro dei fondi in banca. Fu creata allo scopo l’Union Popular, di cui il Padilla Gòmez fece subito parte. Ma il governo rispose con le fucilazioni e allora i cattolici presero le armi. Fu la cosiddetta «cristiada», che infuriò fino al 1929 e finì malissimo. Il primo di aprile del 1927, alle due di notte, la casa del Padilla Gòmez venne circondata dai federales. I soldati fecero irruzione, saccheggiarono il saccheggiabile e arrestarono Josè, la vecchia madre e una delle sue sorelle. Portati a calci e spintoni in caserma, furono rinchiusi in cella. Poco dopo vennero raggiunti da altri giovani dell’Azione Cattolica: Anacleto Gonzàlez Flores e i tre fratelli Jorge, Ramòn e Florentino Vargas Gonzàlez. Al mattino i maschi del gruppo vennero messi al muro e fucilati.