Jozif Cebula

Si tratta di un sacerdote polacco ucciso dai nazisti nel 1941. Jozif Cebula era un missionario oblato di trentanove anni, maestro dei novizi. Arrestato ai primi dell’aprile 1941, fu portato nel lager di Mauthausen. Qui venne trucidato dalle guardie del campo poche settimane dopo. Fa parte del gruppo dei centootto martiri polacchi della Seconda Guerra Mondiale ricompresi sotto il nome del vescovo di Plock, Anton Julian Nowowiejski, e beatificati da Giovanni Paolo II nel 1999. Come gli assidui di questa rubrica sanno, li riproponiamo qui man mano che ricorre la data della morte di ciascuno. Purtroppo, dato il notevole numero, le notizie personali nei repertori sono necessariamente stringate. Sappiamo che il Cebula faceva parte della congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (fondati da s. Massimiliano Kolbe, anch’egli martire dei campi di sterminio) ed era maestro di noviziato a Markowice; vestito l’abito religioso nel 1921, era sacerdote dal 1927. Altro non possiamo riferire. Gli assidui di questa rubrica sanno anche che, di solito, quando resta spazio segnaliamo buoni libri. Eccone alcuni: Ettore Gotti Tedeschi e Alberto Mingardi, Spiriti animali. La concorrenza giusta (Università Bocconi Editore); Testimoni di Cristo. I martiri tedeschi sotto il nazismo, a cura di Helmut Moll (San Paolo); 18 aprile 1948. L'«anomalia» italiana, a cura di Marco Invernizzi (Ares); Rodney Stark, La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza (Lindau). Quest’ultimo è un testo fondamentale che dovrebbe essere studiato nelle scuole.