La Juve blocca l'Inter e la festa è rinviata

In vantaggio di un gol e di un uomo subisce il pareggio al ’91
Balotelli segna e fa espellere Tiago. Ma la difesa si dimentica Grygera

nostro inviato a Torino

Juve e Inter non hanno patteggiato, hanno solo pareggiato. Per colpa dell'Inter che invece di chiudere la sfida dall'alto della superiorità numerica (11 contro 10 negli ultimi 20 minuti) oltre che di gioco e di personalità, s'è lasciata via via imbottigliare nella propria area di rigore fino a subire il castigo del pareggio. La capolista non ha avuto sufficiente cinismo per spazzare via le ultime disperate energie della Juve, tenuta in vita e in bilico dalle magie di Buffon, due volte almeno superbo nel ricacciare lo stiletto del 2 a 0. Juve e Inter non hanno patteggiato, questo va a loro merito. Hanno cercato fino in fondo di vincere con le proprie lacune. Più vistose quelle tradite da Ranieri e dai suoi, per oltre un'ora di gioco: l'attacco con Del Piero e Iaquinta non ha mai neanche graffiato il cemento armato neroazzurro. Il contropiede di Ibrahimovic ha sortito un vantaggio spettacolare per bellezza, velocità e precisione chirurgica, esaltando le virtù interiste a un certo padrone del campo e del gioco. Il comportamento non proprio maturo di Balotelli e le scelte di Mourinho (dentro Vieira e Burdisso invece che un attaccante per tenere sotto pressione la Juve) hanno favorito, nel finale concitato, il ritorno dei bianconeri. Un golletto sotto miura di Grygera ha rimesso in quota la sfida largamente dominata dall'Inter e consentito a Ranieri di difendere il secondo posto.
Di qua Buffon, di là Grygera e Marchionni: dov'è l'errore? Basta rispondere al quesito elementare dettato dal primo tempo della Juve e dagli episodi chiave della frazione per spiegare al grande pubblico quel distacco di 10 punti entro i quali navigano i tormenti e i rimorsi del popolo bianconero. Di qua Buffon, con un avvitamento, smorza la corsa alla stoccata di Balotelli (buco di Chiellini, Molinaro bevuto come un bicchierino di rosolio), di là appena Grygera si smarca sul secondo palo firma una meta da rugby mentre qualche secondo dopo Marchionni, lanciato da Del Piero nello spazio, s'impappina al cospetto di Julio Cesar regalandogli una palletta d'oro. Di qua Samuel e Julio Cesar, di là Ibrahimovic sempre alla ricerca del numero a effetto con spazi ridotti perché occupati da Figo e Balotelli che gli tengono bordone e realizzano le imboscate più efficaci: si spiega così la tenuta stagna dell'Inter senza Santon dietro ma non per questo più esposta agli artigli di Del Piero e/o Iaquinta. Anzi. L'ex sfida scudetto promette e mantiene fino alla fine della sua corsa anche per inadempienze diffuse che riguardano per esempio il mal ridotto centrocampo juventino (Poulsen ha il record dei passaggi sbagliati) oppure, sul fronte opposto, per gli inserimenti ridotti di Muntari e Stankovic. Ibrahimovic resta ancora a secco contro la Juve a testimonianza della sua sofferenza nelle sfide più sentite e attese. Certo all'Inter di questi tempi, col vento in poppa e senza grandi bisogni di far punti, non bisogna lasciare la facoltà di scatenare il magnifico contropiede allestito in avvio di ripresa da Ibrahimovic in coppia con Muntari lungo 70 metri e affilato come un serramanico: l'assist servito per Balotelli è troppo ghiotto per essere lasciato lì, sul vassoio d'argento. Peccato che Mario, insultato a sangue dallo stadio, abbia il dna dell'attaccabrighe perché la stoffa è quella del campione di razza, la testa non ancora, purtroppo. Balotelli dimostra poco sale in zucca anche quando, salito sul palcoscenico, irride la Juve con tocchi e giochi di prestigio sotto la panchina di Ranieri: a quel punto subisce un fallaccio da Tiago, espulso dal lucidissimo Farina. Persino Mourinho, che ha il controllo della situazione, decide che è meglio ritirare il giovanotto (al suo posto Vieira) e spegnere i fuochi di una rivalità ormai sepolta dalla classifica. Ranieri impiega troppo tempo per riconoscere l'assoluta inconsistenza del suo attacco: quando arrivano i rinforzi dalla panchina, Trezeguet e Giovinco cioè, sembra tardi per invertire in modo clamoroso l'inerzia della serata. Che diventerebbe umiliante senza il talento purissimo di Buffon esposto in vetrina sulle conclusioni appuntite di Stankovic e Cruz. Proprio i prodigi del numero uno di casa Agnelli consentono di raggiungere l'insperato pareggio (testa di Grygera su angolo). Una disattenzione collettiva, una sola, patita dalla difesa interista, costa la beffa dell'uno a uno.