La Juve «patteggia»: dateci almeno la serie B

Gabetti (Ifil) non esclude possibili ricorsi al Tar: «Ci tuteleremo»

Francesco Rizzo

Giudici di gara domenica dopo domenica, chiamati a difendersi davanti ai giudici per un mercoledì. Quella di ieri è stata anche la giornata degli arbitri e dei loro legali dopo la stangata del procuratore federale Stefano Palazzi. Pesantissima anche per gli otto fischietti interessati che, davanti a Cesare Ruperto e ai microfoni, scelgono linee differenti. C’è chi attacca, chi allarga le braccia avvilito e sconcertato, chi spera che le qualità dimostrate sul campo valgano come salvacondotto verso una punizione meno severa. «Sono stati calpestati i diritti dell’uomo», attacca all’uscita dall’Olimpico Massimo De Santis, uomo-chiave, secondo l’accusa, del sistema arbitrale corrotto: per lui Palazzi ha chiesto 5mila euro di multa per ogni illecito, oltre a inibizione (cinque anni) e radiazione. Ma l’arbitro di Tivoli pone l’accento, come altri protagonisti della vicenda, sui tempi del processo. «Più che un processo sommario c’è la volontà di arrivare in fretta a una conclusione. Non c’è data possibilità di difenderci ed è la prima volta che vedo una cosa del genere. Le richieste di pena vengono fatte prima di ascoltare gli inquisiti: non si vede neanche nei film. Nemmeno la Figc si è presa la briga di visionare le immagini delle partite. Confidiamo nell’esperienza di Ruperto». De Santis ha comunque annunciato che ricorrerà a Tar e Consiglio di Stato e ha poi guardato oltre la propria posizione, dicendosi «deluso» per il modo in cui viene «stroncata» la carriera di giovani arbitri, a suo dire innocenti, come Tagliavento e Rocchi e augurandosi che ci sia un «futuro nel calcio, perché Juve, Milan, Lazio e Fiorentina non meritano questo trattamento». Dai pugni in tasca di De Santis all’amarezza perplessa di Domenico Messina. «Non ho arbitrato la Juve per cinque anni e mi si dice che faccio parte del sistema. È paradossale, non so di cosa mi devo discolpare. Non ho mai avuto colloqui con il presidente della Lazio Lotito né con Mazzini. Dovrei far parte di un sistema perché ho arbitrato una partita (Lazio-Parma, ndr) di cui parlano due persone che non conosco, se non per incontri istituzionali». Per Gianluca Paparesta l’accusa ha chiesto il provvedimento più lieve, un anno di inibizione. Il suo legale, Aurelio Gironda, ha domandato al procuratore federale quale sia l’oggetto della contestazione. «Non c’è stato sequestro di persona», ha detto Gironda riferendosi al dopo Reggina-Juve. Il legale ha chiesto solo la censura perché non c’è stato comportamento sleale. «C’è un solo criterio valido in questo giudizio, l’esigenza di conservare Paparesta in questo settore, anche per il suo ruolo a livello internazionale». E, a proposito di Reggina-Juve, è intervenuto anche l’avvocato dell’osservatore Aia Pietro Ingargiola, presente quel giorno al Granillo.