Kerouac aveva un hobby segreto: s'inventa partite di baseball. E ne scriveva...

Dall'archivio dello scrittore spuntano vecchi appunti, taccuini e fogli sparsi che svelano una passione inedita dell'«inventore» della Beat Generation: giocava ossessivamente un'immaginario campionato creando squadre, nomi di giocatori, match, punteggi...

Che Jack Kerouac (1922-1969), lo scrittore culto della Beat Generation, avesse una grande passione per lo sport si sapeva, così come è noto che dopo aver frequentato tra il 1939 e il 1940 la Horace Mann Preparatory School a New York ebbe accesso alla Columbia University grazie a una borsa di studio ottenuta per meriti atletici; ed è noto anche il fatto che alla metà degli anni Quaranta, prima degli esordi come scrittore, dovette interrompere una promettente carriera come giocatore di football a causa di un infortunio. Addirittura lavorò per un breve periodo come reporter sportivo nel quotidiano della sua città, il «Lowell Sun» di Lowell, nel nord-est del Massachusset. Ma che per tutta la vita Kerouac ebbe come hobby quello di giocare ossessivamente un'immaginaria partita a baseball di sua invenzione, beh, questa è davvero una novità assoluta. Infatti, l'hobby «mentale» di Kerouac era tanto segreto che neppure i suoi amici più stretti, gli scrittori della Beat Generation come Allen Ginsberg e William S. Burroughs, ne erano a conoscenza. Kerouac era arrivato al punto da trascrivere le formazioni ideali e i risultati di giocatori inventati come Wino Love, Warby Pepper, Heinie Twiett, Phegus Cody e Zagg Parker, che giocavano in team di fantasia i cui nomi erano ispirati a nomi di auto, del genere Pittsburgh Plymouths e New York Chevvies, o a colori, come Boston Grays e Cincinnati Blacks. E non solo. L'autore di «On the Road», «Sulla strada», il romanzo destinato a segnare un'intera generazione (scritto nel 1951 ma pubblicato solo nel 1957), addirittura analizzava le performance dei suoi campioni, raccoglieva le loro ipotetiche dichiarazioni, e da adolescente, quando giocava più appassionatamente, scriveva anche una sorta di newsletter fatta in casa, occupandosi della gestione manageriale delle squadre e delle trattative sui contratti. Per un certo periodo della prima giovinezza Kerouac fantasticò anche di corse di cavalli, sempre annotando ogni cosa sulle gare che immaginava.
A rivelare la passione segreta di uno dei più grandi romanzieri del Novecento è il «New York Times», che riferisce che tutte queste «pubblicazioni» dello scrittore, alcune, scritte a macchina, altre a mano, altre appuntate in vecchi notebook, sono state raccolte nell'«Archivio Jack Kerouac» della Berg Collection che si trova nella Biblioteca di New York. A dare ordine ad appunti così insoliti e a scoprire questo lato oscuro di Kerouac è stato Isaac Gewirtz in un libro intitolato «Kerouac at Bat: Fantasy Sports and the King of the Beats» che uscirà la prossima settimana negli Stati Uniti.
Tra l'altro Gewirtz ha scoperto anche che Kerouac giocava una prima versione della sua partita immaginaria di baseball nel cortile della sua casa a Lowell in Massachussetts, colpendo una biglia con l'unghia o con uno stecchino e annotando dove era finita. Ma a partire dal 1946, quando ormai aveva 24 anni, per le sue partite immaginarie cominciò a usare risme di carta, che ora sono custodite nella Biblioteca di New York.
In questi suoi scritti - tanto quelli dedicati al baseball che all'ippica - spesso compare un nome, quello di Jack Lewis, che è un'anglizzazione di Jean Louis, nome di battesimo di Kerouac. Jack Lewis, come si deduce da questi fogli è di volta in volta un campione di corse, un editore di testate dedicate al baseball, un manager o un allenatore. A volte è sposato e ha anche un figlio.
Kerouac era un atleta bravo abbastanza da essere reclutato da Frank Leahy, allora coach di football al Boston College. Ma il suo sogno di diventare scrittore lo portò altrove, a New York luogo ideale per chi aveva aspirazioni letterarie. Ma continuò sempre per tutta la vita a fantasticare di baseball...