Keynes, così snob così "classico" così (in)influente

John Maynard Keynes (1883-1946), purtroppo, è sempre più attuale. E in fondo bene fa Mondadori a dedicargli un prestigioso «Meridiano», che uscirà in libreria la prossima settimana. È del tutto evidente che per molti anni non vedremo un'operazione simile, che so' con Hayek, Friedman, Ricossa. Solo per citare tre grandi economisti liberali che non sono mai stati apprezzati dalla cultura mainstream. Troverete tutti gli approfondimenti di questo mondo su Ciano, Petacci, Mussolini, Grandi e chi vi pare a voi, ma un liberista è pur sempre un liberista e le sue ricette adattate oggi sono per definizioni pessime, neoliberiste (e per fortuna che Alberto Mingardi con il suo ultimo libro ha cercato di confutare quest'ultima bagginata).

Ma ritorniamo a Keynes, ai suoi baffi, alla sua eleganza, alla sua capacità di scrittura, alla sua favolosa moglie e ballerina russa, ai suoi giri goderecci. Resta un personaggio epico, ha saputo influenzare generazioni di economisti, di pensatori, gli si deve riconoscere l'invenzione della macroeconomia: oggi anche l'uomo della strada in fondo pensa che basterebbe scavare qualche buca con i soldi pubblici per far ripartire l'economia. Si tratta di una di quelle mostruose idee economiche, nel senso che costano poco, che non moriranno mai. E d'altronde proprio nella Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta che troveremo nel «Meridiano» sarà possibile leggere: «Le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto».

Quando sentite il marxista e influente presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, riproporre la teoria del «lavorare meno, lavorare tutti», come ha detto solo qualche giorno fa, non vi stupite: cita Keynes. Fu lo snob economista inglese a spiegare che nel futuro si sarebbe dovuto lavorare al massimo tre ore al giorno, per un totale settimanale di quindici. Ha ovviamente sbagliato, come in molte delle sue previsioni. Ma la sua geniale influenza resta. Per carità ha conquistato molti cuori e teste laiche: piace molto a Giorgio La Malfa, che per molti è un mercatista, e che ne ha fatto la lunga introduzione anche per il «Meridiano». Ma quale boccata di ossigeno sarebbe, come anticipavamo, leggere ad esempio un'antologia che contenga i numerosi scritti di Milton Friedman, magari rispolverando anche le sue rubriche televisive con la moglie Rose... Un grande del pensiero economico, che a differenza di Keynes è più disprezzato che conosciuto. Per ora accontentiamoci di Keynes.