«Kuba», talento nel nome di mamma

«Kuba! Corri veloce a far la doccia», esclamava sua madre Anna dalle vetuste tribune del campo di allenamento di Czestochowa. Poi la voce amorevole e severa è stata strozzata da una disgrazia. Un incidente d'auto mentre Anna correva a recuperare il figliolo e calciatore prodigio. Da quel momento Jakub “Kuba” Blaszczykowski (nel tondo) non ha più voluto saperne di pallone. Si è sentito in colpa, quasi responsabile della morte della madre. Per oltre sei anni ha pensato a tutto e al contrario di tutto, ma non certo a calzare le scarpette bullonate. Un talento sprecato, frenato sul nascere da un blocco psicologico. È servita tutta l'energia di nonna Felicia a fargli cambiare idea. A spiegargli che si era trattata di una fatalità e che mamma Anna sarebbe stata felice nel vederlo calciatore affermato. «Le parole della nonna sono state provvidenziali», ricorda il 26enne polacco.
Da quel momento ha preso il via una scalata verso il successo che non si è ancora arrestata. Blaszczykowski prima ha firmato per il Wisla Cracovia, poi è stato ingaggiato in Bundesliga, dove pilota il centrocampo del Borussia Dortmund campione di Germania. L’incontro con la nazionale risale al 2006 in un’amichevole con l'Arabia Saudita. Incipit di chi è diventato un fedelissimo di Franciszek Smuda, fino a vestire la fascia di capitano. Quella che indosserà oggi a Wroclaw contro gli Azzurri. Quella che in passato è appartenuta a gente come Gregorz Lato o Zibi Boniek. E che ora la indossa un ragazzino che non ne voleva sapere di fare la doccia.