L’albero genealogico della "mucca Carolina" ci costa 7,5 milioni

Le voci di bilancio del ministero delle Politiche agricole: 81 milioni di euro liquidati per l’irrigazione dei campi

L’albero genealogico della mucca Carolina? L’imprenditore agricolo è in grado di realizzarlo. Può approfittare dei circa 7,5 milioni che il ministero delle Politiche agricole mette a disposizione delle associazioni e dei singoli operatori per adottare tecniche che consentano di migliorare la qualità delle razze come i libri genealogici.
È un errore pensare che l’Unione Europea sia il solo soggetto a finanziare la nostra agricoltura tramite la politica comune. Che per l’Italia vale ogni anno circa 4 miliardi. Ed è altrettanto erroneo pensare che al nostro ministero delle Politiche agricole, pertanto, spetterebbe solamente un compito di coordinamento e di ulteriore difesa delle produzioni italiane in un ambito ormai soggetto alla concorrenza globale. Basti pensare agli attacchi concentrati del «Parmesan» sul nostro Parmigiano Reggiano.
La tradizione e la storia prevalgono su tutto il resto. Può un ministero sopravvissuto al referendum abrogativo limitarsi all’ordinaria amministrazione? Ovviamente no. C’è sempre quella straordinaria. Come l’infrastratturazione delle reti irrigue. Un capitolo di bilancio che vale complessivamente 81 milioni di euro. Chi mette in pratica il piano irriguo? I vecchi consorzi di bonifica che però sono di competenza delle Regioni, cioè di quelle che li hanno mantenuti in vita. Contribuisce all’assegnazione di questi interventi anche l’ex Agensud, la parte ancora vivente sebbene commissariata della Cassa per il Mezzogiorno. A queste cifre si devono poi aggiungere i contributi per l’Ente irriguo di Puglia, Lucana e Irpinia e quelli per l’Ente Umbro Toscano che valgono complessivamente 319mila euro.
Circa 24 milioni di fondi sono poi destinati alle Regioni a statuto speciale perché li impieghino per le politiche di settore. E poi c’è la voce più importante (117 milioni circa): il fondo di solidarietà nazionale. L’assicurazione contro le calamità naturale porta il totale di queste risorse a 227 milioni.
Non è finita. Il ministero è dotato di una serie di agenzie e commissioni che si occupano dei problemi agro-zootecnici. C’è l’Agea (120 milioni nel bilancio del Tesoro) che funge da organismo pagatore dei contributi comunitari. Si era anche diffusa la voce di un commissariamento, vista la propensione tremontiana ai tagli, ma il presidente leghista Fruscio ha fatto fuoco e fiamme in Parlamento e per ora ha evitato la chiusura. Lamentandosi ovviamente della diminuzione delle risorse. C’è il Consiglio per la ricerca in agricoltura (100 milioni circa) che si occupa soprattutto di studiare il menoma e le patologie di frutta e verdura. E infine c’è l’Unire (150 milioni) che si occupa dei cavalli sia della loro selezione che dell’allevamento e infine del loro impegno nello sport compresa previdenza e assistenza di fantini e allenatori. Unire è pure la concessionaria delle frequenze sulle quali si trasmettono le corse e beneficia pure di parte dei proventi delle scommesse ippiche. Il totale è di 370 milioni e forse, visti i tempi, qualche ulteriore risparmio si potrebbe conseguire.
Non poteva mancare il settore ittico che tra uno sgravio e l’altro assomma oltre 57 milioni di euro. La spesa maggiore è per gli incentivi per la salvaguardia dell’occupazione (44 milioni) che servono a evitare le periodiche rivolte che si organizzano nei nostri porti quando la domanda cala oppure quando la normativa europea diventa più restrittiva e ostacola l’attività tradizionale. Altri 4,5 milioni vanno ai programmi di sviluppo della pesca e 3,4 milioni alle imprese che la esercitano.
Tutto normale, si direbbe, ma fuori da questo calcolo restano alcune voci di spesa un po’ singolari. Come definire, infatti, i 475mila euro per la promozione dell’associazionismo sindacale? E i 775mila euro per lo sviluppo dell’associazionismo? E gli 1,1 milioni per la realizzazione di centri servizi promossi dalle organizzazioni sindacali? Sono 2,3 milioni di euro dedicati alla funzione «cuscinetto» del sindacato. E sono oltre il doppio dei 900mila euro dedicati alle statistiche e alle rilevazioni congiunturali del mercato ittico.
In fondo, gli operatori del settore primario sono per la maggior parte microimprese, come le aziende industriali. Più restano tali più questa invasività del ruolo di supplenza dello Stato resterà tale.