L’Albero della vita, un premio sognando la pace

Ariela Piattelli

Il 13 febbraio scorso il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, varcò per la prima volta la soglia della moschea di Monte Antenne. Ad aprirgli le porte furono Abdullah Redouane, segretario del Centro culturale islamico, e Mario Scialoja, presidente della Lega musulmana. Quella data è rimasta impressa nella storia. E lunedì scorso i protagonisti di quel primo passo lungo la strada del dialogo, che secondo indiscrezioni avrà seguito in primavera con la visita dell’attuale Imam in sinagoga, si sono ritrovati intorno a un tavolo del ristorante capitolino L’Antica Pesa a ritirare il premio «L’albero della vita» per gli sforzi compiuti in favore della pace tra i popoli e consegnato dall’associazione 11 Settembre. «Dobbiamo lavorare facendo si che la religione diventi strumento di comprensione e pacificazione - ha detto Di Segni -. Roma è da questo punto di vista un luogo ideale, un luogo dove il rapporto tra ebrei e cristiani può essere riportato come un modello per stabilire buoni rapporti con tutti e tra tutti».
Secondo il Rabbino la visita in moschea è stata certamente un gesto che ha indicato la giusta via, ma non deve restare un evento isolato. «È molto importante - continua il Rabbino - in questo mondo fatto di comunicazione dare dei segnali. Vale più un gesto di tanti discorsi, perché il mondo vive di segni che simboleggiano passi avanti. Ma non si vive solo di questi, perché spesso è necessario spezzare delle barriere di diffidenza che non si trovano solo nell’altra parte, ma anche nella propria. Quando si cerca di stabilire questo tipo di ponti si rischia di rimanere soli. Credo che sia stato molto utile il fatto la mia visita in moschea abbia avuto una grande risposta mediatica, al di la dei confini della nostra città. Quel momento non deve essere dimenticato. Dobbiamo continuare per questa strada, in un percorso comune».
Sulla stessa linea Scialoja, secondo il quale la soluzione per arrivare alla pace tra i popoli si basa sulla conoscenza e il dialogo. «Dobbiamo ricordarci che apparteniamo alla stessa umanità - dice Scialoja -. È questo lo spirito che deve ispirarci, la coscienza che siamo tutti fratelli e che dobbiamo vivere l’uno con l’altro concordi, in pace. Questo premio testimonia un altro passo nella via del dialogo». Insieme ai protagonisti della visita in moschea è stato premiato l’Imam di Roma Salem Ali, mentre una targa è stata consegnata a Gianni Alemanno e al sindaco Walter Veltroni (che non ha potuto assistere alla premiazione) per il fairplay con cui hanno condotto la corsa al Campidoglio. Poi il presidente dell’associazione, Vincenzo Scotti, e il vicepresidente Potito Salatto hanno assegnato un riconoscimento anche al commissario per la ricostruzione delle Torri Gemelle di New York Charles Gargano e a Riccardo Pacifici, vicepresidente della Comunità Ebraica di Roma.