L’antica fabbrica dei profumi e della seduzione

Cipro e Afrodite, olio d’oliva e aromi mediterranei, profumi antichi, vasi ceramici e portaunguenti d’alabastro e di vetro soffiato; dal sito archeologico di Pyrgos, nell’isola di Cipro, gli scavi recenti hanno portato alla luce un vero e proprio «polo industriale» incentrato sulla produzione metallurgica, tessile e dei profumi, risalente al II millennio a.C. La dea dell’amore e il luogo ad essa consacrato hanno conservato nel corso dei secoli un legame con un’idea della femminilità come cura del corpo, eleganza e seduzione (per molti aspetti diversa da quella incarnata da Inanna/Ishtar, progenitrice aggressiva e ipersensuale di Afrodite), dovuta ad una fase in cui la rappresentazione femminile per antonomasia si presentava paludata e ingioiellata e non nella sua nudità. Cipro, peraltro era un centro importante per la fabbricazione di tessuti pregiati, intrecciati con fili d’oro, nonché per la produzione della cipria, cosmetico antichissimo, costituito da silicato di magnesio di cui l’isola è ricca. Nel corso degli scavi (iniziati nel ’98 dalla Missione Archeologica Italiana del Cnr e diretti da Maria Rosaria Belgiorno), dalla scoperta della tomba di un fabbro e dalla successiva ricognizione alla ricerca della sua abitazione, gli archeologi sono giunti a una zona ricca di scaglie metalliche; si trovavano in una vasta area con officine metallurgiche disposte attorno a un frantoio, rimaste intatte a causa di un terremoto (1800-1850 ca.). L’olio d’oliva veniva utilizzato come combustibile nella attività industriali e ed era fondamentale nel processo di estrazione delle sostanze aromatiche da piante, radici e muschi e il sito di Pyrgos è oggi l’unico che testimoni il suo vario utilizzo. L’esposizione presenta dunque il corredo vascolare della più antica fabbrica di profumi del Mediterraneo, situata nella stanza del frantoio: si tratta di manufatti in terracotta, in pietra, in vetro, tra i quali il precoce esempio di alambicco (un apparato per la distillazione degli olii essenziali floreali) e una grande brocca decorata a incisione e rilievo con figure umane e di serpente stilizzate, forse anticipatrici del mito di Erittonio. Lungo il percorso si annusano quattro profumi ricreati sulla base delle essenze e dei residui organici rimasti sui reperti ceramici, tra i quali un sorprendente e ormai inutilizzato prezzemolo.
Fino al 2 settembre, Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli. Orari: martedì-domenica 9-20. Info: 06.82059127.