L’apprendistato di Mazzacurati

A quarant’anni dalla scomparsa del poliedrico artista Marino Mazzacurati (1907-1969), che negli anni Venti e Trenta è stato uno dei protagonisti della vita artistico-culturale romana, il Comune di Roma gli dedica una mostra nel Casino dei Principi di Villa Torlonia (fino al 21 febbraio), il cui titolo «Mazzacurati. La felicità della compiutezza espressiva» allude a ciò che per lui è «il fine ultimo dell’arte». Nato in una piccola cittadina del Bolognese, Mazzacurati cresce artisticamente a Padova e a Milano, ma è a Roma, dove si trasferisce per essere ammesso all’Accademia libera del nudo di via Ripetta, che scopre un ambiente fecondo di stimoli e amicizie, in particolare quelle per Scipione, Mafai e Antonietta Raphael, con i quali forma il sodalizio artistico in seguito chiamato «Scuola di via Cavour». Nel 1931 fonda con Scipione la rivista «Fronte», il cui intento è quello di creare un dibattito sulle arti e la letteratura. La rivista ha vita breve ma un pieno riconoscimento critico. Sempre a Roma nel 1938 ottiene la cattedra di Plastica nella scuola di via Ripetta e abbandona la pittura per concentrarsi sulla scultura, conferendo alle sue composizioni un forte dinamismo drammatico. La mostra analizza i rapporti tra Martini e la capitale e prende in esame tutti gli aspetti stilistici dell’artista, a partire dalle prime sperimentazioni pittoriche alle sculture dell’ultimo periodo, senza trascurare le arti applicate, ovvero la ceramica e il mosaico, con cui raggiunse un successo anche commerciale. La forza della somiglianza, ma anche l’introspezione psicologica caratterizzano i suoi ritratti pittorici. Numerose sono le nature morte di stampo morandiano, ma non mancano i paesaggi emiliani e romani, come la Valle dell’Inferno, che si inseriscono nel clima innovativo dell’epoca. Il settore dedicato alle sculture evidenzia come l’artista, partendo dallo studio del nudo e della gestualità assume progressivamente toni espressionistici, fino a diventare grottesco e caricaturale, come negli Obesi e negli Imperatori, mentre è di stampo cubista la Figura d’uomo scarnificata che allude realisticamente al dramma della guerra.
Accanto alle opere di Mazzacurati, sono in mostra alcuni documenti autografi inediti e i lavori di altri artisti a lui vicini.
Orario: dalle 9 alle 16,30; chiuso il lunedì