L’arte senza frontiere né confini la mostra più bella oggi è online

da Londra
Potrebbe trasformare completamente la politica museale nel futuro, e aprire nuove porte e nuovi spazi, virtuali, alla cooperazione culturale nel mondo. Sta prendendo sempre più forma l’iniziativa di Eva Schubert, fondatrice dieci anni fa a Vienna del Museum With No Frontiers (MWNF), un museo trans-nazionale mirante a presentare opere d’arte, architettura e archeologia nel contesto storico e geografico in cui sono state create, valendosi della sofisticazione tecnologica disponibile a tutti. In questi giorni Eva Schubert sta presentando in varie capitali europee e del mondo islamico mediterraneo il primo museo virtuale internazionale, Discover Islamic Art Virtual Museum, già operativo in francese, inglese, arabo, ma presto in otto lingue, sul sito www.discoverislamicart.org. Realizzato nel quadro dell’Euro-Mediterranean Cultural Heritage Programme dell’Unione Europea, sulla scia della Dichiarazione di Barcellona sottoscritta nel 1995, il Museo virtuale islamico, costato 3 milioni e 200mila euro, è stato finanziato per l’80% dall’Unione Europea, il resto da un consorzio di partner e sponsor privati come la Fondazione Gulbenkian di Lisbona.
Al progetto aderiscono 17 musei di 14 Paesi con la partecipazione di 250 studiosi e specialisti, curatori di una collezione permanente di 1300 opere, fra oggetti, monumenti e siti archeologici, scelta ad illustrare la civiltà islamica nel bacino mediterraneo dal Marocco alla Siria. Partecipano le istituzioni culturali dei Paesi coinvolti - Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Giordania, Autorità Palestinese, Siria, Turchia -, e di quelli europei custodi del retaggio islamico, Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Gran Bretagna e Svezia. L’Italia partecipa con il Museo Nazionale d’arte Orientale di Roma, Berlino con il Museo d’arte Islamica e il Pergamon, la Gran Bretagna con il British Museum, il Victoria and Albert Museum e due musei scozzesi.
Lanciando il progetto al British Museum, alla presenza dei direttori britannici, del direttore del Museo d’Arte Islamica del Cairo e del viceministro della cultura siriano, Eva Schubert ha sottolineato la svolta determinante che questo primo museo virtuale comporta nell’approccio dello studio e della divulgazione dell’arte. La filosofia del Museo è «promuovere un’integrazione culturale per facilitare la cooperazione politica fra Paesi e culture diversi, organizzando progetti che non abbiano più un’identità nazionale, ossia di un solo Paese coordinatore, ma esprimano un’angolazione locale». Dunque questo progetto virtuale rivoluzionerà la politica museale espositiva nel futuro «perché è il primo progetto on line in cui molti musei usano lo stesso spazio virtuale per realizzare un programma comune. Si apre così una nuova dimensione per realizzare mostre internazionali con la partecipazione di vari musei senza spostare l’opera d’arte, lasciando tutto sul posto, gli obiettivi sono più vasti, il lavoro organizzativo minore e l’opera d’arte non corre rischi».
Inoltre, è già in cantiere un secondo progetto, Discover Baroque Art Virtual Museum, sul Barocco in Europa, finanziato interamente dalle istituzioni partecipanti, al quale lavorano i conservatori dei musei di 11 Paesi. Il lancio è previsto nel 2007. Discover Islamic Art Virtual Museum prende le mosse dal primo progetto pilota di Eva Schubert realizzato in Tirolo dieci anni fa, il «Maximilian I», incentrato sul retaggio artistico dell’imperatore nella regione, e acclamato alla Conferenza di Barcellona come «un vrai musée sans frontières». Dall’Asburgo all’arte islamica nel Mediterraneo, perché questa scelta? «Perché - ribadisce Eva Schubert - il grande pubblico è poco informato su una civiltà che ha contribuito all’identità culturale europea, che ha lasciato retaggi influenti in Sicilia, Spagna, Portogallo. È una cultura con cui veniamo sempre in contatto, non meno importante dell’arte rinascimentale o del barocco».
Lo sfondo della home page è color giallo deserto, il sito comprende un Atrium con le informazioni sul progetto da cui si accede, scegliendo un tema, un Paese, un museo, alla collezione permanente di opere e monumenti architettonici dalle prime dinastie arabe degli Omayyadi (661-750) alla caduta dell’Impero Ottomano (1261-1922). Una banca dati correda ogni opera ed è organizzata secondo un approccio comparativo alla storia offrendo anche la possibilità di accedere virtualmente ai libri pubblicati sul tema. Dal 2007 sono in programma mostre tematiche. Questo è ancora un progetto pilota che non copre l’intero insieme della civiltà islamica, ma appena ottenuti nuovi finanziamenti e superati gli ostacoli politici, verranno aggiunti innanzitutto i siti e le collezioni di Israele, e in seguito i Paesi dell’area non mediterranea, come Persia, India, Irak.