L’arte senza tempo di una collezione d’autore

In mostra i quadri donati allo Stato da Girolamo Devanna tra cui spiccano Poussin, Baciccio, Delacroix e De Nittis

Nica Fiori

Non accade tutti i giorni che qualcuno doni in vita ciò che ha collezionato con passione e competenza nell’arco di tanti anni, ma ogni tanto succede. È il caso della collezione Devanna, donata allo Stato e destinata alla città di Bitonto, luogo di residenza dei donatori. Nel Museo di Palazzo Venezia, fino al 30 luglio viene ospitata la mostra Dalla donazione Devanna. Dipinti dal Cinquecento al Novecento. In attesa della definitiva sistemazione nel palazzo Sylos Calò di Bitonto, 63 opere tra le più significative delle oltre 300 (229 dipinti e 108 disegni) della collezione offrono uno spaccato dei gusti e delle scelte di Girolamo Devanna, docente di letteratura americana all’università di Urbino, e di sua sorella Rosaria.
Soprattutto per Girolamo, l’amore per l’arte è cominciato presto, tanto che il suo primo acquisto l’ha fatto all’età di nove anni, dimostrando già da allora un notevole intuito, perché si trattava di un pezzo architettonico proveniente dalla cattedrale di Bari.
La sua è stata una continua sfida con gli altri esperti nella ricerca dell’opera d’arte da acquisire, che non sempre è di facile attribuzione. Come scrive Claudio Strinati nel catalogo (Adda Editore), Devanna «concepisce la collezione anche come affermazione del proprio talento e della propria capacità di scoperta e individuazione». Anche se le sue scelte non seguono un filo conduttore preciso, perché gli acquisti risentono dell’offerta del mercato antiquario, si sono rivolte in prevalenza verso gli artisti meridionali del Sei e Settecento, poi ai romani e agli europei, per arrivare a quelli d’oltremanica. Numerosi sono i soggetti religiosi, tra cui diversi bozzetti, come il Martirio di Sant’Erasmo (databile al 1628-29), attribuito a Nicolas Poussin, un maestro che prima di affrontare un’opera importante faceva diverse prove al fine di ottenere un risultato perfetto. Tra i dipinti più splendidi è il Cristo deriso di ambito caravaggesco e la Madonna che benedice il Figlio alla presenza degli apostoli e delle pie donne di Giovanni Lanfranco (1620), utilizzata come manifesto della mostra, per via del gesto di accoglienza della donna raffigurata sulla destra. Molto interessanti sono alcune opere dipinte a quattro mani, tra cui quella con ghirlanda floreale di Mario dei Fiori e Madonna centrale di Carlo Maratta (1670 circa). Uno dei pochi quadri di soggetto profano della raccolta è il sensualissimo Venere e Marte sorpresi da Cupido, probabilmente olandese (XVII secolo). Il Baciccio, Eugene Delacroix, Andrea Appiani, Thomas Lawrence, Antoine-Jean Gros sono solo alcuni degli artisti più famosi, le cui opere sono presenti in mostra.
Tra i meridionali spiccano i nomi di Francesco Solimena, Luca Giordano, Corrado Giaquinto, fino ad arrivare ai più recenti Giuseppe De Nittis e Federico Rossano e, ultimo in ordine di tempo, Francesco Speranza, autore di una tempera su tavola raffigurante Piazza Cavour a Bitonto (1945).
Orario: 9-19 da martedì a domenica.