L’Esercito riscopre le virtù militari

Antonino Torre

La caduta del muro di Berlino e la conseguente fine della situazione dei blocchi contrapposti, che vedeva gli eserciti dell’Europa occidentale e quelli del Patto di Varsavia schierati sul terreno in attesa di un attacco che, grazie a Dio non ebbe modo di verificarsi, costringeva i militari, anche quelli italiani, a dare all’opinione pubblica un’immagine che giustificasse in qualche modo la loro esistenza.
Per far questo era molto spesso veicolata sui mezzi della pubblica informazione la figura del soldato impegnato in operazioni di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali, o in altre attività più propriamente pertinenti, invero, ad associazioni di volontariato civile. Attività queste che, pur dando una percezione più concreta di quanto poteva fare per la comunità nazionale lo strumento militare, non era aderente alla realtà e alle sue effettive finalità istituzionali. Ora i tempi sono cambiati: l’abolizione della Leva, la partecipazione sempre più frequente a missioni all’estero e l’assunzione, da parte di ufficiali italiani, di responsabilità di comando a livello internazionale, come avvenuto di recente in Bosnia, hanno segnato un punto di svolta negli approcci di comunicazione dell’Esercito italiano nella direzione di un maggior realismo e di una serena schiettezza. Ci riferiamo, in particolare, allo spot televisivo per pubblicizzare il concorso 2006 per il reclutamento dell’Accademia militare di Modena.
Due elicotteri in fase d’atterraggio con l’immagine che stringe su una pattuglia in uscita dai velivoli e, di seguito, in movimento su un terreno accidentato. Voci concitate, in un’atmosfera carica di tensione. Improvvisamente, tre domande secche per uscire da quella che si ritiene l’impasse della situazione: «Procedi?», «Cambi direzione?», «Mandi avanti una pattuglia?» e un’affermazione decisa: «Se hai la risposta, puoi fare la domanda».
Questo spot rappresenta un tipo di comunicazione completamente rinnovato e diverso dai precedenti; esso è per certi versi coraggioso e rispecchia, con la massima aderenza e sinteticità, la realtà che vivono sempre più spesso gli ufficiali dell’Esercito. I sedici secondi di situazione operativa nuda e cruda che vengono proposti, infatti, riportano lo spettatore alla tensione che accompagna certi momenti difficili della vita dell’ufficiale che, responsabile della vita di altri e magari di civili inermi, deve analizzare, sintetizzare e decidere nel modo migliore in pochissimi secondi.
È infatti l’attitudine al comando, intesa anche come capacità decisionale, la prima dote che viene richiesta agli allievi ufficiali che verranno ammessi alla prestigiosa Accademia militare di Modena e che poi verranno impiegati, come ufficiali, anche in difficili teatri fuori dai confini nazionali.
Il termine per la presentazione della domanda al concorso, pubblico per esami, per l’ammissione all’Accademia scade il 30 gennaio e i posti a concorso sono 148. Lo scorso anno le domande sono state oltre 8.000, dato questo che conferma il rinnovato interesse dei giovani per la carriera militare.