L’eterno ritorno dei commedianti

L’Italia tiene tenacemente fede al primato della commedia dell’arte che si affermò mentre le nazioni europee, unificate dalle rispettive lingue oltre che dalla politica, esprimevano le grandi drammaturgie: Spagna, Francia, Germania. A noi toccò il virtuosismo dell’improvvisazione, del funambolismo e delle maschere fisse che occultavano i visi: la commedia dell’arte, appunto, con radici in molti dialetti italiani.
Goldoni fu il primo ad affermarsi con commedie scritte ma, precisamente, in veneziano.
Abbiamo atteso più di un secolo per avere, finalmente, con Pirandello un teatro importante scritto in italiano sebbene derivato dal siciliano. La verità è che non avevamo una comune lingua parlata che avesse dignità letteraria.
Nessuna meraviglia perciò se oggi si afferma sulla scena delle piazze italiane il comico Beppe Grillo col suo ghigno che è una maschera e col suo linguaggio forbito del «vaffa».
Francamente ce lo meritiamo, meritiamo il suo qualunquismo, il suo dilettantismo da guitto da avanspettacolo.
Ci sono momenti in cui ci sembra che la politica del Paese sia in mano a una compagnia di giro, a una barca di comici. Beppe Grillo ce ne dà la conferma con la sua foga irresistibile e comincia a fare adepti: non a caso hanno espresso il desiderio di fare parte del cast Pecoraro Scanio e Di Pietro.
C’è da aspettarsi che altri chiederanno di associarsi; nella commedia dell’arte quasi tutti i ruoli sono uguali, anzi quelli dei servitori sono spesso più importanti di quelli dei padroni.
Per Beppe Grillo è facile suggerire riforme, cancellazioni drastiche, proposte degne del paese dei balocchi, utopie; non avendo alcuna responsabilità può dire quello che vuole, interpretando non solo i bisogni, ma anche i desideri che affollano spesso legittimamente, anche se senza freni, la fantasia della gente e menando fendenti a destra e a manca.
Come la risposta alla commedia dell’arte, che pure ebbe successo persino all’estero, venne da un commediografo letterato così i politici di carriera dovrebbero essere in grado di avanzare seriamente proposte da realizzare con professionalità, tra l’altro in modo da chiudergli così la bocca. Le compagnie amatoriali hanno spesso temperamento; non conoscono l’arte ma talvolta sono divertenti e si sostituiscono alle compagnie primarie.
Tenendo presente da dove viene Beppe Grillo che ora si prende tanto sul serio, è giusto gridargli: almeno ci faccia ridere!