L’ignoranza che uccide gli innocenti

Marcello D’Orta

Non so quanti signori Esposito vivano a Napoli, l’elenco telefonico ne conta poco più di 7.000, ma ho ragione di credere che siano quattro-cinque volte tanto.
Dire Esposito vale a dire Ruota dell’Annunziata, il congegno in uso al relativo Ospedale, che consentiva l’abbandono dei neonati senza che si potesse risalire a chi lo compiva.
Tale ospedale è in via Annunziata, una strada che interseca il decumano inferiore, il cui tratto piazza del Gesù-San Biagio de’ Librai, è noto come Spaccanapoli.
La ruota dell’Annunziata (istituita nel Trecento) funzionava ventiquattr’ore ore al giorno, ad ogni momento pronta ad accogliere un bimbo abbandonato. Nessuna possibilità era data di conoscere il volto di colui che affidava alla Provvidenza la propria creatura: deposto infatti nell’apposito vano il neonato, lo sventurato genitore suonava una campanella e fuggiva via. All’interno del nosocomio una pia mano girava la ruota, e il fanciullo era accolto da una suora o da una balia. Il bimbo era subito lavato e battezzato (in genere il nome assegnato era quello del santo del giorno, il cognome Esposito, perché in seguito sarebbe stato esposto a chi lo voleva adottare), quindi iscritto nel registro della Casa. Altri cognomi erano Diotiguardi, Diotallevi e Genito. Ma per tutti i napoletani, quelle creaturine erano «I figli della Madonna».
Alcuni neonati portavano indosso piccoli oggetti che fungevano un po’ da «segni di riconoscimento»: la metà di una medaglietta, una mezza moneta o fotografia, perché era sempre viva la speranza di poter un giorno riprendere la creatura, riconoscendola fra tante.
A migliaia affidarono alla ruota i propri figli (soprattutto nell’Ottocento), e una discreta parte sopravvisse e trovò famiglia, come Vincenzo Gemito (per errore di trascrizione, Genito cambiò in Gemito) destinato a diventare il più grande scultore napoletano.
Oggi, che pure le condizioni economiche della gente - generalmente parlando - sono meno drammatiche di quelle del Seicento o dell’Ottocento, i neonati vengono gettati nei cassonetti dell’immondizia, soffocati coi cuscini, abbandonati dentro a un’automobile, quando non soppressi nel ventre materno (oltre un miliardo di aborti nel corso del Novecento). Molte mamme, tuttavia (soprattutto le straniere venute in Italia per diventare badanti o baby sitter) ignorano che si può partorire in tutti gli ospedali italiani senza lasciare il proprio nome, anche se si è immigrate clandestine. Il bambino sarà accudito e dato in adozione ad una coppia italiana, ed esiste, inoltre, una serie di aiuti concreti, anche in denaro, messi a disposizione dallo Stato e dagli enti locali per le madri in difficoltà economica (per i particolari ci si può collegare al sito www.pariopportunita.gov.it).
La «Strage degli innocenti» rimane un mistero anche per i cristiani, o per molti di loro, come il sottoscritto; ma la fede in Dio è anche l’umile accettazione di eventi incomprensibili. La strage degli innocenti compiuta per ignoranza è invece inaccettabile e beffarda. Per questo vi prego, amici del Giornale: passate parola di quanto, fra poco, avrete terminato di leggere, fate conoscere il sito che vi ho indicato; la sua consultazione può salvare migliaia di vite, e regalarvi un sorriso di Dio.
Sorriso che, siatene certi, avrà il suo peso, nel Giorno del Giudizio.
mardorta@libero.it