L’immagine mancante per cercare se stessi

Sospinto dalla lettura del bellissimo saggio Come in uno specchio oscuramente di Eugenio Borgna (Feltrinelli, pagg. 230, euro 16) - un libro dello scorso anno, ma di lunga tenuta, sul quale si dovrà tornare altre volte - mi avventuro di nuovo, dopo anni, tra le pagine di Romano Guardini, il grande teologo e scrittore tedesco (1885-1968) autore non solo di uno dei più grandi libri del XX secolo, Il Signore, ma anche di numerosissimi saggi di letteratura (ricordo gli Studi su Dante) e di filosofia (Pascal, Agostino ecc.), nonché di testi sorprendenti come Ritratto della Malinconia, una breve, fulminante glossa a Kierkegaard la cui sconcertante attualità (non solo nel campo filosofico, ma addirittura in quello psichiatrico) viene sottolineata con energia dallo stesso Borgna.
Un breve passo, letto in un testo su Agostino, mi colpisce per la sua densità ricca di conseguenze: «Si deve cercare per poter trovare. Ma il cercare non significa per niente che si sente e si segue un qualche impulso, invece la vera ricerca è guidata da un’immagine, e ha nello stesso tempo la forma della mancanza e del bisogno».
Mi pare, questa, una frase-chiave per la comprensione del nostro tempo e del secolo che ci sta alle spalle. Perciò la propongo ai lettori. Noi viviamo nell’epoca degli impulsi, e l’idea che siano gli impulsi a guidare la nostra vita (impulsi conoscitivi, affettivi, sessuali ecc.) ha impresso una forma erronea al nostro stesso modo di cercare il bello, la felicità, il piacere, la soddisfazione. L’insistenza sugli impulsi, o pulsioni, concede da un lato alla ragione di acquattarsi in un’idea deterministica dello studio dell’uomo (l’impulso è cieco, e agisce sempre allo stesso modo) e dall’altro all’istinto irrazionale di autogiustificarsi, di accreditarsi anche culturalmente. E questo cambia il nostro modo di dare senso a quelle parole (bello ecc.).
Viceversa, l’idea che la ricerca umana sia guidata da un’immagine - un’immagine fatta di mancanza e di bisogno - implica l’impiego nella ricerca della totalità di sé (istinto ma anche ragione, passione ma anche conoscenza) e la buona disposizione ad andare fino in fondo alla ricerca: là dove essa incontri ciò che corrisponde alla mancanza e al bisogno, e non un centimetro prima.
Agli impulsi è sufficiente una soddisfazione immediata, all’immagine del vero è necessaria una soddisfazione totale. Non lasciamo la nostra vita in balìa delle soluzioni facili (viviamo in una selva di soluzioni facili e illusorie): le fiabe promettevano una vita felice e contenta, cerchiamo quella. I palliativi offerti dall’impulso («infelice e accontentata», «stupida e contenta») lasciamoli perdere.