L’Imperatore a Roma: veni, vidi, vici

Riccardo Signori

da Roma

Preparare lo champagne, stavolta ci scappa il brindisi. Adriano ci ha messo i gol, il resto lo metta l’Inter. L’Imperatore lascia la compagnia con la sua foto ricordo e una coppa quasi in bacheca. Una ragione in più per spiegare al colto e all’inclita che i campioni vanno conservati, coccolati, trattenuti a costo di vederli con il muso. Adriano veni, vidi, vici: è tornato, voleva la coppa, fortissimamente la voleva, tanto da convincere perfino Moratti, prima della partita, che qualcosa sarebbe successo. «L’ho visto carico», ha raccontato il patron e lui ha confermato.
Adriano bum bum ha steso la Roma in sei minuti, due gol da far girare la testa dopo avere fatto le prove generali al minuto numero quattro: Mihajlovic lifta il suo cross dal corner e lui ci mette la zuccca, ma con spintarella a Ferrari. E Collina annulla. Ma quello è stato il rintocco di campana che ha rigato la schiena di Roma e dei romanisti. Il resto è stato calcio da serata fresca, voglia di vincere, sapore di gol. La Roma ne ha segnato uno, ma Montella era in fuorigioco. L’Inter tre, tutti con la stessa firma, ma quelli validi erano due. C’era tutta Roma ieri sera all’Olimpico, ma molto di Milano. C’erano in campo Roma e Inter, in ordine di apparizione. La Roma ha giocato il primo quarto d’ora con calcio sfavillante ed essenziale. Cassano e Totti hanno presentato le credenziali dopo 25 secondi: triangolo e il folletto va al tiro, respinto dal piede di Toldo. È stato il buongiorno della partita, ma forse il passo d’addio alle speranze di vincere la coppa. L’Inter è stata lenta come un cingolato a stringere la sua difesa. Mihajlovic e Materazzi facevano apparire Totti e Cassano come Mosè davanti alle acque. Un volo e un brivido. Totti va in contropiede e Cassano prende il palo sfruttando il buco di J.Zanetti. Bonus finito.
L’Inter se l’è vista proprio brutta, prima di ingranare qualche marcia alta e vincere con tre tiri mentre la Roma con nove non ne ha fatto nemmeno uno. Il centrocampo suo è andato in sofferenza per il troppo svolazzare di Stankovic. Solo nella ripresa il serbo è entrato con miglior piglio nel match. Veron è un’altra cosa. Cambiasso si è trovato a lottare con la presa rapida di Dacour e Perrotta. Ze Maria è stato timido per lunghi tratti, Kily ha messo in atto il meglio delle sue strategie, ma senza troppo sprint.
La Roma ha vinto la partita ai punti per i primi venti minuti: una serie di tiri in porta, ribattuti dal Toldo con i riflessi pronti, sono stati l’album ricordo da sfogliare a beneficio di chi crede in questa squadra. Poi Cassano e Totti si sono fatti meno presenti e meno insidiosi, l’Inter ha migliorato l’interpretazione difensiva. Adriano ha cominciato a rombare. La Roma ha perso quota, si è sgonfiata e l’Inter ha aperto le ali. Martins ha continuato a farsi anestetizzare da Chivu. Il bombardiere nero ha sentito salire la collera e la voglia di gol. E, proprio alla mezzora, Adriano è tornato Imperatore per sé, per l’Inter, per le sue qualità riesplose: da quaranta metri almeno ha sganciato quella bomba che ha paralizzato i riflessi di Curci, arrivato a toccare, ma non a deviare. Per l’Inter il gol è stata una liberazione dalla ragnatela che, fino allora, l’aveva invischiata. Tutto più facile nel giocare, tutto più difficile per la Roma. Collina ha salvato Ferrari dalla seconda ammonizione, poco prima che pensasse Adriano al miglior sistema per punire il difensore: cross di Zè Maria da destra ed eccolo inzuccare il pallone, affondare Ferrari e Curci, spingere all’euforia i cuori interisti. L’Olimpico s’è zittito. Poi s’è ricomposto in un più accademico tifare.
L’Inter ha tenuto la partita per le corna e non l’ha più mollata. La Roma ha chiesto una mano a Montella. E Toldo è tornato al lavoro. Parata prima, gol in fuorigioco poi. La Roma è tornata la squadra del campionato, l’Inter è rimasta quella del campionato. Totti ha cominciato a pensare al matrimonio, Cassano alla prossima destinazione, salvo ritrovar il Toldo con riflessi super sulla via del gol. Adriano ha cercato, con esasperato egoismo, un’altra rete a sigillare il pacco regalo. Ma forse due basteranno. Mercoledì, a San Siro, basterà trovare qualcuno che porti il pallone e qualcuno che lo nasconda per 90 minuti.