L’improbabile programma di Prodi

Gianni Baget Bozzo

Finalmente è apparso qualcosa del programma del governo Prodi. Ed è proprio il caso di dire che la montagna ha partorito il topolino. Dopo il grande dibattito sul declino dell’Italia, lanciato dalla sinistra, si poteva pensare che l’oggetto del programma fosse la lotta contro il declino: l’indicazione di una politica industriale, la proposta di qualche cosa che riguardasse il futuro. Se il bilancio della destra è stato così disastroso e le prospettive del domani sono così oscure, era uno sguardo sul futuro quello che si chiedeva al programma di Prodi. Invece esso è rivolto interamente al passato, e il suo contenuto è molto semplice: abolire Berlusconi, cancellare cinque anni di governo, agire come se il tempo potesse essere cancellato.
Il cartello elettorale antiberlusconiano, l’Unione, mantiene questa sua caratteristica anche nel suo programma. Tutto ciò che ha fatto il governo precedente dev’essere dimenticato: il ponte sullo Stretto va sospeso, la riforma dell’ordinamento giudiziario abrogata, e addirittura resa impossibile, forse con legge costituzionale, una nuova legge sulla magistratura. È una singolare concessione al potere giudiziario, che diviene intoccabile e irreformabile: ciò mostra la connessione tra il potere dei giudici e la coalizione di sinistra. L’obiettivo è di rendere la magistratura un corpo totalmente separato e intoccabile; non più una funzione dello Stato, ma un potere su di esso. È un ringraziamento a chi ha compiuto la maggior parte dell’opera che dovrebbe portare la sinistra al governo.
Sotto la ghigliottina di Prodi cade anche la legge Biagi, definita «legge Maroni» per escludere il nome di chi fu ucciso dopo una campagna di odio scatenata dalla Cgil e dal suo segretario Cofferati. In che cosa consista il «superamento» della legge Biagi non è detto. L’elenco delle eliminazioni continua: va abolita la legge Moratti e riportato l’obbligo di istruzione fino a 16 anni. Sarà modificata la legge sulle pensioni, eliminando il 2008 come data del passaggio al nuovo regime pensionistico. Va ripristinato il falso in bilancio, abolendo la disciplina sulla riforma del mercato societario introdotta dal governo Berlusconi.
Il ritorno di Prodi è come il ritorno dei Borboni in Francia dopo Napoleone: si tratta di ristabilire quello che c’era prima come se quello che è avvenuto dopo fosse un non tempo, una aberrazione storica. In realtà, neanche il passaggio dal fascismo alla democrazia comportò un’idea tanto sistematicamente abolizionista.
Infine vengono i punti forti della vendetta: una legge sul conflitto d’interessi che cancelli quella del governo Berlusconi, introduca una autorità garante e conferisca a un blind trust il governo del patrimonio. Segue la cancellazione della Bossi-Fini, l’abolizione dei centri di permanenza temporanea, il diritto di cittadinanza concesso a tutti i nati sul territorio italiano: ciò significa fare dell’Italia un Paese di frontiera aperta, aprire le porte di Lampedusa e di Pantelleria alle masse prementi dal nord Africa e dall’Africa subsahariana.
È un perfetto programma di abolizione come unico contenuto del governo di sinistra, ove esso prendesse forma. L’unico elemento innovativo è la pressione fiscale: viene ripristinata la tassa di successione, introdotte tasse più alte per le rendite finanziarie, è prevista la riforma del catasto, che aggraverebbe l’imposta sulla casa.
Cancellare, annullare, punire, tassare: questo è il programma che Prodi ha consegnato ai partiti dell’Unione come sua proposta di governo. Credo che non sia mai accaduto in nessun paese democratico che il nuovo governo si qualifichi solo per l’abolizione del governo precedente. E questo mostra il modo con cui Prodi intende il suo governo: come la grande vendetta della sinistra su Berlusconi, e quindi come un regime che intende annullare l’avversario come entità politica, indicandolo come un corpo malsano la cui opera va cancellata. Un’Italia diventata porta aperta all’immigrazione del mondo è forse l’unica immagine che si può delineare come proposta da questa selva di negazioni.
Non va sottovalutato il programma di Prodi: indica a un tempo la nullità della sua capacità di proposta e la sua volontà di annullare il nemico. I partiti dell’Unione non si possono intendere su altro che questo, e Prodi dà la forma politica a questa coalizione che ha come programma soltanto il nulla dell'altro, ma che di per se stessa non propone nulla.
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