«L’industria fieristica del Paese ha tenuto»

Gian Domenico Auricchio, amministratore delegato di uno dei gruppi alimentari italiani più rinomati (Auricchio di Cremona) e come tale membro del direttivo e della giunta di Confindustria, dal 2008 è anche amministratore delegato del Comitato Fiere Industria, con incarico biennale.
Cfi opera come agenzia di Confindustria con delega in materia fieristica, agendo in conformità con il programma economico, di sviluppo degli scambi e di internazionalizzazione delle imprese, attivando interventi di tutela del patrimonio fieristico italiano nelle competenti sedi parlamentari, di governo e regioni, per assicurare ordinato sviluppo al sistema fieristico italiano. Tale sistema, che è secondo in Europa e quarto nel mondo, è uno strumento essenziale al sevizio delle imprese e mantiene le relazioni negli organismi internazionali del settore fieristico. Attualmente aderiscono a Cfi 27 organizzatori di fiere internazionali, titolari di 83 marchi fieristici di risonanza mondiale.
Il calendario delle fiere organizzate dagli associati Cfi nel 2010 prevede 64 eventi che si svolgeranno, nell’arco dell’anno, in 11 quartieri fieristici italiani. L’organizzazione di tali eventi è completata da un’importante azione promozionale sui mercati esteri, anche con iniziative espositive che replicano il successi delle fiere italiane.
Qual è stato l’impatto della crisi economica sull’industria delle fiere?
«Anche nei momenti di crisi - risponde Auricchio - le fiere specializzate confermano il loro ruolo di primario strumento di marketing aziendale, come dimostrano i primi dati consuntivi sull’andamento del sistema delle fiere degli associati Cfi nel 2009. L’attività fieristica, che internazionalmente viene definita “industria fieristica”, fa registrare dei trend che possono considerarsi più soddisfacenti rispetto alle previsioni di inizio d’anno, che si basavano sul difficile andamento dei settori produttivi di riferimento».
Quindi le aziende hanno dimostrato più coraggio delle previsioni?
«Certamente le imprese hanno posto in essere una più attenta politica di partecipazione, senza rinunce alla presenza, ma con nuove modalità che hanno prevalentemente inciso delle aree espositive».
Può fare dei numeri?
«Le prime valutazioni consuntive indicano che gli spazi netti espositivi ammontano, per le fiere degli associati Cfi, a 1,9 milioni di metri quadrati, con una contrazione rispetto alle precedenti, corrispondenti manifestazioni del 9,8%. Gli espositori sono calati numericamente del 5,5%, mentre i visitatori hanno fatto registrare una minore presenza del 7%. Quest’ultimo dato peraltro non esclude che il numero di imprese visitatrici sia invece aumentato».
Chiedete sostegni?
«Tenuto conto dell’importante ruolo che l’industria fieristica italiana ricopre a livello mondiale ed europeo, considerando anche le previsioni di evoluzione della domanda fieristica internazionale, si impone una forte azione a tutela del patrimonio fieristico italiano mediante un’attenta politica nella gestione delle risorse che non può che essere determinata da una cabina di regia retta dal ministero dello Sviluppo economico che coordini la materia».
Ma le normative non sono locali?
«Le vigenti normative regionali consentono, talora, di privilegiare la tutela di interessi particolari e localistici, mentre è basilare l’interesse dell’utenza fieristica, la cui espressione sono le categorie imprenditoriali di riferimento. Un depotenziamento del patrimonio fieristico italiano, attraverso un competizione realizzata con atti emulativi e forme parassitarie che ledono i principi di una corretta concorrenza, non può essere accettato dall’agenzia di Confindustria per le fiere in quanto crea confusione sul mercato internazionale e rischia di favorire in questo contesto i nostri competitor europei».
Quindi è necessaria una strategia complessiva
«Premesso che Cfi rivendica la centralità degli interessi dell’utenza fieristica (espositori e visitatori professionali) nella progettazione e programmazione delle manifestazioni specializzate, appare necessaria oggi una strategia fieristica, di respiro internazionale, elaborata con il contributo delle categorie imprenditoriali di riferimento, degli organizzatori e dei quartieri fieristici di primaria importanza internazionale. Alla luce di tale tipo di analisi sarebbe possibile indirizzare l’attuale patrimonio fieristico italiano verso rinnovati obiettivi nel reale interesse dell’utenza e del mercato, offrendo la possibilità di sviluppare sinergie e di concentrare le risorse su obiettivi strategici. Ciò significherebbe anche confermare il ruolo storico delle fiere specializzate con una nuova prospettiva operativa, a supporto delle imprese italiane nella sempre più marcata competizione globale».