L’ingegnere si dà all’arte

Una collezione nata dalla passione di tutta una vita

Gli artisti sono artisti, si sa. Ma i collezionisti? Non sono anche loro artisti nello scegliere il pezzo di valore o semplicemente bello, senza aver fatto o studiato la storia dell’arte? Un caso colpisce. Quello dell’ingegnere Amedeo Lia, che ha raccolto in oltre cinquant’anni una straordinaria collezione di opere d’arte, donata nel 1995 al Comune di La Spezia, sua città di adozione, e ospitata nel secentesco convento di San Francesco da Paola, proprio nel centro della città. Il collezionista, 93 anni, vispo come un ragazzo e in continua attività, è riuscito a creare un museo unico, inaugurato nel 1996, con migliaia di oggetti dall’età ellenistica e romana al Settecento. Sculture, vetri, oreficerie, avori, smalti, reliquiari, miniature, di ambito europeo, tavole dei più grandi nomi di pittori italiani, dai Lorenzetti a Tiziano ad altri. Centinaia di capolavori, distribuiti nello storico edificio, restaurato in modo esemplare e con un percorso vario, su due piani, che alterna vetrine di oggetti a mobili e dipinti, un po’ come se ci si trovasse negli ambienti originari. C’è anche un attraente cabinet des merveilles, pieno di gioielli e stranezze preziose, degno di un principe del Cinquecento e una sezione molto ricca, dedicata alla natura morta, con opere di Fede Galizia, Cristoforo Munari, Giacomo Recco, anonimi lombardi e tedeschi. Alcune di queste opere sono famose, altre inedite, tutte di altissimo livello.
Ed è lo stesso ingegner Lia che di ogni pezzo racconta la storia, ricordando le «fortunate» occasioni in cui è riuscito a procurarselo, trovando in seguito date, firme, scritte nascoste o riuscendo a ricomporre piccoli trittici e polittici. L’occasione che porta a riparlare di questo eccezionale museo, fornito di massicci cataloghi relativi ai vari settori, è la recentissima apertura nelle sue sale di una mostra importante. Intitolata «Venezia», riunisce circa cento opere, vetri dorati e graffiti, miniature, dipinti, di arte veneta dal XIV al XVII secolo, usciti dalla casa di Lia o appartenenti al suo museo. Una mostra completa, che permette di ripercorrere tutto l’itinerario veneto, da Altichiero a Giusto de’ Menabuoi, dai Vivarini ai Bellini, sino a Tiziano, Canaletto, Guardi, Carriera. Un percorso scelto da Lia, che ha fatto costruire, a sue spese, alcune sale nuove per contenere tutte le opere.
Ma quello che stupisce ancora di più è come il collezionista sia riuscito a raccogliere in tutta Europa, tra aste e antiquari, tanti oggetti così preziosi, coerenti, da farne addirittura nuclei all’interno della stessa collezione. La sua è la storia di un uomo avventuroso, intuitivo e deciso, accompagnato dalla fortuna, come spesso ripete. Nato nel 1913 in un bel paese della provincia di Lecce, figlio di un padre a sua volta «ultimo di ventuno figli», dopo gli studi scientifici a Lecce, va a Livorno e frequenta l'Accademia Navale, «la più bella scuola del mondo, e di vita». Si laurea nel 1938 in «ingegneria industriale», allora si diceva così. Fa tutta la guerra imbarcato sulla nave Littorio, una delle corazzate più belle della Marina italiana.
Finito il conflitto, inizia una nuova vita. Mette su famiglia (tre figli), crea un’industria a La Spezia che fa tesoro di ciò che ha imparato sulle navi. Le cose vanno bene e nel 1949 è già di qua e di là per il mondo. La sua esistenza prende un corso nuovo, e lui la vive con entusiasmo. Nei numerosi viaggi di lavoro scopre gli antiquari, il primo a Milano. Incontra oggetti che lo affascinano, libri preziosi e tavole, bronzi e gioielli, avori, comincia a comprarli, a partecipare alle aste, a visitare musei e collezioni, a conoscere storici dell’arte. Sceglie ciò che gli piace e la fortuna lo accompagna. Sino al punto di ritrovare, ad esempio, documenti in Francia di una piccola scultura medievale italiana, una Madonnina trovata a un amico antiquario, che adesso troneggia in una vetrina.
E, ad osservare ciò che ha raccolto, si capisce che le ha azzeccate tutte. In una sala, ad esempio, ci sono dodici tondi di vetro del Trecento con i Mesi. Appartenevano forse ad una chiesa, dice, «ne avevo trovati due da un antiquario a La Spezia, ma saputo che ce n’erano altri dieci, li ho voluti tutti, o niente». Li ha presi, e sono unici. Unico (ce ne sono altri due al mondo) è anche un piccolissimo vaso romano, sistemato in una teca di cristallo, prezioso e quasi intatto. Negli anni Cinquanta Lia acquista per 36 milioni a Parigi uno stupendo pannello a fondo oro con un San Giovanni Evangelista di Pietro Lorenzetti, che oggi è stimato perlomeno due milioni di euro. Ma a lui interessava solo la sua bellezza.
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