L’insufficienza renale cronica colpisce 5 milioni di italiani

Perché si parla molto di infarto o di ictus e poco - o pochissimo - delle malattie renali? Perché si sottovalutano, o addirittura si ignorano, i rischi che le accompagnano.
Proprio nei giorni scorsi, a Roma, durante un incontro supportato da Amgen - Dompé, la Società Italiana di Nefrologia (Sin) ha fornito, in proposito, dati allarmanti. Cominciamo dal dato epidemiologico: oltre 5 milioni di italiani soffrono di insufficienza renale cronica, che è in aumento perché aumenta la durata della vita, e con essa, l'incidenza di gravi patologie (ipertensione, diabete) che possono danneggiare in modo allarmante la funzionalità renale.
Seconda considerazione: l'insufficienza renale cronica moltiplica (fino al 40%) il rischio di morte nei pazienti cardiopatici perché compromette seriamente l'apparato cardiocircolatorio. Questa stretta connessione tra cuore e rene deve sempre preoccupare il medico di base e in successione il nefrologo. C'è un'altra insidia: l'anemia. Il rene malato perde la capacità di produrre il fattore di crescita (eritropoietina) che stimola l'attività dei globuli rossi, provocando un'insufficiente ossigenazione.
Nella quasi totalità dei casi, il paziente con insufficienza renale cronica finisce in dialisi. Attualmente, in Italia, sono cinquantamila i dializzati e diciassettemila quelli che, dopo un trapianto di rene, vengono seguiti e controllati nella «rete nefrologica» nazionale, che può contare su 363 strutture pubbliche e 295 private, distribuite in 20 regioni. Il numero degli specialisti in nefrologia (tremila) sembra tuttora insufficiente. È certo però che il livello assistenziale è soddisfacente e che il nostro Paese è primo in Europa per numero di pubblicazioni sull'insufficienza renale.
La Società Italiana di Nefrologia e la Federazione Italiana del Rene (Fir) celebrano ogni anno una «giornata» dedicata alla prevenzione, con esami gratuiti della funzione renale in più di cento città italiane. Lo scopo dichiarato è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica, invitandola a controlli più frequenti, con l'attiva collaborazione dei medici di base. La prevenzione è l'obiettivo primario che caratterizza le nuove linee-guida dei nefrologi italiani: obiettivo ribadito, nell'incontro di Roma, dai professori Vittorio Andreucci, Carmine Zoccali e Giovanni Cancarini, i quali hanno concordato sulla necessità di ampliare la rete delle strutture specialistiche e di creare centri «satellitari» per il trattamento dei dializzati, a loro volta collegati alle Unità chirurgiche dei trapianti.
L'elemento-base della prevenzione resta il controllo della funzionalità renale. La SIN consiglia, dopo i cinquant'anni, esami annuali o semestrali, e il ricorso alle strutture specialistiche anche quando non esistono certezze. È annunziata anche la nascita di un Osservatorio nazionale sull'insufficienza renale cronica.