L’Inter e il sogno Rafa: "Prendiamoci il mondo" Oggi finale col Mazembe

Benitez carica i nerazzurri: "Orgogliosi di sfidare gli africani del
Mazembe. Ma li avvertiamo: siamo molto motivati". E punta tutto su Milito
ed Eto’o. Il tecnico lo sa: in caso di ko addio panchina. La partita inizia alle 18

Chissà quanti nonni sospireranno, chissà quanti nipoti sgraneranno gli occhi, chissà quanti figli diranno: finalmente! Provate ad entrare nel mondo Inter per capire: 45 anni di attesa per rivedere la squadra di nonni, figli e nipoti di nuovo ad un passo dalla vetta del mondo. L’ha detta giusta Benitez: «Saliamo sul tetto del mondo». I nonni sanno cosa significa, figli e nipoti lo hanno letto soltanto sui libri e, magari, visto i filmati. Se il tifo interista non fosse permaloso, non ci sarebbe di meglio da chiedere ad una vigilia di Natale. Dopo un lungo digiuno tutto si gusta di più. Ma negli anni il tifo nerazzurro quasi mai ha mostrato l’aplomb dello scherzarci sopra. Dunque, oggi dall’Italia e nel mondo saranno tutti insieme assatanatamente...

Con la solita fortuna, il colonnello Blatter ha pescato le carte che valgono una storia: non ci poteva essere finale migliore per questo mondiale club. Una squadra africana, la congolese Mazembe, che segna l’inizio di un’epoca, novità che tutto il mondo attende, e la società che da decenni aspetta di tornare lassù dove per anni ha fatto epoca, non solo in Italia. Dal Triplete a questo Italia-Africa: l’Inter lascerà il segno. Comunque. E Benitez che ha intuito tutto questo, ha cercato di preparare la squadra, ben sapendo quali saranno scogli e burroni.

Burroni: rischiare di sottovalutare l’avversario. Dunque, subito le mani avanti: «Siamo orgogliosi di affrontare una squadra africana che, per la prima volta, raggiunge la finale. Ma l’attenzione resta molto alta, perché loro possono avere una grande motivazione. Ma la nostra sarà almeno pari». Burroncino: il suo conto in negativo, dopo la finale persa 5 anni fa con il Liverpool. Scaramanzie fatevi avanti!
Scogli: la forza fisica del Mazembe, un portiere di cui tutti parlano bene, ma che sembra un po’ fuori di testa anche nel parare, il loro giocare senza problemi nella psiche e nelle gambe. Mentre all’Inter rischia di capitare esattamente il contrario. Ovvio che per la gente di Moratti c’è tutto da perdere, come a Madrid contro il Bayern. Benitez ha ripescato la squadra giusto per la collottola, ma nemmeno lui sa cosa attendersi. Intanto spera «ora saliamo sul tetto del mondo, poi continueremo a vincere per tutto il 2011. Questa sarà una finale comunque storica, dovremo gestire tutto con molta attenzione per non sbagliare e mostrare la nostra qualità».

L’Inter rischia la faccia e il blasone, Benitez la testa. Una sconfitta sarebbe la sua lettera di licenziamento. Idea tipica dell’ultrà Moratti che, se lasciasse posto al presidente, deciderebbe di continuare con il tecnico spagnolo, a prescindere, fino al termine della stagione. In giro non c’è nessun allenatore che possa garantire migliori frutti.
L’Inter resta avvinghiata ai suoi campioni, soprattutto alle grandi firme e ai cuori della vecchia guardia. Ha perso Sneijder, ma vista la sua anemia (calcistica) forse è meglio si veda la partita in tribuna. Benitez conta su Milito e garantisce che ci sarà Eto’o. Crede in Maicon. «Si è allenato bene, pensiamo stia bene, siamo fiduciosi».

Le titubanze sulla salute fisica dei giocatori la dicono lunga sulle incertezze che scavalcano il problema tecnico. L’Inter ha troppa gente che teme i muscoli. Forse basterebbe guardare e seguire Javier Zanetti, che ieri ha interpretato l’animo dell’interista vero: «Da 16 anni aspetto questo momento, voglio godermelo e sfruttarlo. Speriamo finisca come a Madrid». I consigli potrebbero arrivare da Esteban Cambiasso, sorta di allenatore in campo che, insieme a Figo, ha già vinto questa coppa, quand’era nel Real, anche se con la vecchia formula.

Per l’Inter sarebbe la quinta coppa del 2010, l’Europa sarebbe ancora in cima al mondo. La sfida è con il Mazembe, ma Milan, Manchester United e Barcellona, le ultime tre vincenti, sono appollaiate sulla spalla di Moratti e degli interisti.