L’INTERVENTO

Nelle pagine culturali de Il Sole 24Ore Guido Ceronetti, scrittore e saggista che ammiro per la sua raffinata cultura e leggo da anni, ha pubblicato un breve saggio che merita una speciale attenzione.
Cito testualmente: «Ma fategli fare qualcosa di utile e interessante a questi ragazzi che ora non fanno più le marce nei cortili delle caserme e che oltre sessant’anni di pace hanno reso la gioventù frolla e ferina, prigioniera della famiglia, incapace di scegliere altro che l’università e professioni destinate a restare, se non c’è l’arrangiarsi come si può, anche molto male, disoccupate.
Una legge, e soltanto una legge potrebbe farlo, da iscrivere nel vetusto testo costituzionale, che obblighi tutti i validi, maschi e femmine, a dodici mesi di servizio civile, con destinazione dovunque, a seconda delle necessità, nel mondo».
Ci voleva un Ceronetti, scrittore che a volte ha addirittura accenti poetici, per dire una cosa così coraggiosa ed eccentrica, che nessun politico avrebbe l’ardire di sostenere per timore di disturbare l’indolenza di tanti giovani.
Ricordo un suo intrepido scritto su La Stampa di anni fa, col quale redarguiva duramente un ministro della giustizia ch’era sceso in piazza e aveva incitato la folla per un delicato caso giudiziario. Non ce ne sono molti nel mondo delle lettere, e non solo in quel mondo purtroppo, con tanta forza morale e senso della logica e della ragione.
Le cronache sono piene di episodi che hanno protagonisti giovani teenager che consumano la loro adolescenza, la bruciano, in manifestazioni sconcertanti: bullismo, spavalderie, teppismo non di rado. Una giovinezza senza valori, senza sacrifici, ragazzi, come dice Ceronetti, «prede facili, prede da salvare», che si trastullano tra beni di consumo, «griffe», macchine, vacanze, discoteche, la paghetta, tutto e subito, assai spesso arroganti, incoscienti. Quanti di loro leggono e riflettono?
Un tempo c’era il servizio militare di leva, ora abolito, che aiutava i giovani a conoscere la complessità e le diversità dell’umanità: il marmittone dormiva in branda in una camerata accanto al contadino, il pastore, il metalmeccanico, lo studente, il povero e il ricco. Una scuola di vita.
Ora i giovani vivono in una sorta di nichilismo, i genitori non hanno tempo e spesso neppure voglia di guidarli alla conoscenza delle difficoltà della vita, a individuare i valori veri, a comportarsi virilmente. Pure i docenti, nelle scuole, non sempre s’impegnano ad impartire lezioni di vita, di morale, di educazione intellettuale.
Si parla tanto delle responsabilità della classe dirigente. Ma diciamolo finalmente: non sono classe dirigente i genitori, gli insegnanti, tutti quanti in una società hanno qualche responsabilità?
La lezione di Ceronetti va meditata. Bisogna offrire, sì, ai giovani la possibilità di vedere, conoscere, confrontarsi, riflettere, dandogli l’opportunità di andare «a fare altro, imparare altro, bonificare e ripulire il mondo che soffre, geme, che va in perdizione».
L’istituzione di un servizio civile avrebbe, come dice il nostro penetrante scrittore, «effetti preventivi, antinfettivi, protettivi e di liberazione». Dodici mesi di servizio civile potrebbero, sì, avere effetti palingenetici, salutari per una società che pare aver smarrito la strada della logica e della ragione. Perché non provare?