L’INTERVENTO

Dopo oltre due mesi, la vicenda dei due bambini di Basiglio, sottratti alla famiglia e posti in un luogo di accoglienza per decisione del Tribunale dei Minorenni, ha trovato una soluzione, ma certamente non una chiara spiegazione. Vi è da chiedersi quanti mesi o anni sarebbero stati necessari per un'analoga soluzione se l'avvocato difensore dei genitori non avesse reso pubblica la notizia e stimolato l'emozionalità dei concittadini. E questo deve essere detto, pur ammettendo la buona fede del magistrato nel suo operare.
Tali riflessioni, ampliate anche ad altri casi, portano alla conclusione che esiste una straordinaria carenza legislativa nella tutela dei minori a ogni livello: si può affermare che, fino ad ora, gli atti legislativi hanno prevalentemente tutelato i «grandi», ma si sono interessati solo marginalmente ai «piccoli».
Si impone quindi una reale modifica di stile politico: da più parti (ricordo il Movimento per l'Infanzia, che così si è espresso all'inizio della campagna elettorale) è stata invocata una «politica bambinocentrica». Tale occhio di riguardo è ancora più pressante e impellente quando il minore è parte offesa (come nel caso di Basiglio). Infatti l'allontanamento sarebbe stato motivato dalla necessità di tutelare i piccoli: ma la salvaguardia, nei riguardi di chi viene rivolta? Nella specie, contro i genitori, che sarebbero stati evidentemente trascurati. Di fronte al riconoscimento che trascuratezza non vi è stata, ma che la vicenda è semplicemente il risultato (non voluto) di uno scherzo compiuto da una compagna, ne risulta un allontanamento doppiamente ingiusto, sia nei riguardi dei minori, che dei genitori.
Considerando anche l'operato del Tribunale per i Minorenni, va detto che troppo spesso manca una figura realmente tutelare per il minore, che ne assuma cioè pienamente la difesa, ma va anche ricordato che tale tipo di attività è decisamente poco stimata (perché sottopagata) per gli avvocati. Un'ulteriore osservazione concerne i tempi processuali; è assolutamente necessario a ogni livello, ma soprattutto quando sono coinvolti minori, che i tempi siano ristretti, «a misura d'uomo e di bambino». Vi è da chiedersi quale significato per il minore abbia un processo quando il bambino ha trascorso l'infanzia vivendo per anni, se non per lustri, nell'attesa che la società, lo Stato, gli riconoscesse giustizia e affermasse che era credibile quando denunciava i suoi carnefici.
È nostra speranza, ma anche nostro convincimento, che la stagione politica che si apre in questi giorni saprà sottolineare una «nuova» attenzione verso i minori, destinata a incidere positivamente nella società.
*Deputata del Popolo
della Libertà Commissione Parlamentare per l'Infanzia
*Responsabile «Movimento per l'Infanzia»
Regione Lombardia