L’INTERVENTO

Il governo Berlusconi ha prima lanciato una sfida al mondo della scienza, della tecnica e della cultura scientifica e dopo pochi giorni ha aperto al nostro Paese la via d'uscita per superare lo stato di schiavitù energetica in cui siamo piombati dopo 20 anni di rinuncia al nucleare. La prima sfida porta al progetto per la realizzazione di un Laboratorio dedicato allo studio delle emergenze planetarie, che non sono soltanto le due arcinote «effetto serra» e «buco dell'ozono» ma ben 63. La comunità scientifica della Wfs (World Federation of Scientists) le ha raggruppate in 15 classi e dovrebbero essere al centro dell’attenzione politica mondiale. Infatti di emergenze planetarie parlano tutti i capi di Stato, ma nessuna nazione fa qualcosa per affrontarle con rigore scientifico e tecnologico, il che vuol dire con studi e ricerche interdisciplari. La realizzazione di un Laboratorio per lo studio delle emergenze planetarie darebbe all’Italia un primato scientifico-tecnologico unico al mondo. È questa la prima risposta alla sfida del governo sulla «frustata» alla scienza e alla tecnica.
La decisione del governo di liberare l’Italia dalla schiavitù energetica, aprendo la via a una potente rete di centrali nucleari, affronta in effetti una delle più gravi emergenze planetarie: quella della crisi energetica mondiale. Con l'ingresso dei Paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale, i bisogni energetici diventeranno esponenzialmente crescenti. Se questi Paesi dovessero usare i combustibili convenzionali (carbone, petrolio, gas) per soddisfare le loro necessità d'energia, l'atmosfera diventerebbe una camera a gas. Questa crisi non si può risolvere con le tecniche d'origine eolica e solare per il semplice motivo che sono fuori mercato. Al primo cenno di crisi politica grave i Paesi da cui compriamo petrolio, gas ed energia (nucleare) correrebbero ai ripari chiudendo i rubinetti per garantire libertà energetica ai loro cittadini. Saremmo subito colpiti da un grave blackout; tutte le nostre attività produttive crollerebbero con conseguenze disastrose per la nostra economia. Precipiteremmo nel gruppo dei Paesi poveri, senza possibilità di negoziato in quanto il nostro status internazionale è quello di nazione priva della forma più fondamentale di libertà: la libertà energetica.
Per portare l'Italia al livello delle nazioni effettivamente libere dalla crisi energetica mondiale la sola via da seguire è quella scelta dal governo Berlusconi: costruire una potente rete di centrali nucleari.
Tutti hanno paura delle scorie ma nessuno dice che si possono distruggere e tutti tacciono sulle conseguenze nefaste che producono l'uso del carbone e delle bio-masse per produrre energia. Lo ricordiamo ancora una volta: 300mila morti l'anno nella sola Cina per l'uso del carbone; oltre un milione l'anno nel mondo per l'uso delle bio-masse. Dati della Banca Mondiale.
*Presidente World Federation of Scientists