L’INTERVENTO

di Stefania Craxi*

Garantire la sicurezza ai propri cittadini è un dovere a cui uno Stato non deve mai venir meno. La sicurezza è un bisogno sociale, legato al governo dei flussi immigratori.
L’Italia continua a essere tra le Nazioni che hanno maggiormente accolto negli ultimi anni manodopera proveniente dai paesi extracomunitari. Chi ha accusato il nostro Paese di razzismo, ha parlato senza conoscere i fatti e soprattutto ignorando la nostra storia, una storia intrisa di solidarietà con i popoli che sono ora nella situazione in cui si trovavano tanti nostri connazionali fino ad alcuni decenni or sono. La nuova Italia rinata dalle ceneri del dopoguerra, non è né razzista né colonialista e merita assoluto rispetto in questo campo.
Sulle frontiere italiane non è mai stato sparato un colpo di pistola. La nostra Marina continua ogni giorno a soccorrere e salvare la vita di centinaia di disperati, che avventuratisi nel Mediterraneo su imbarcazioni fatiscenti, si spingono spesso ben lontano dalle nostre acque territoriali. Non c’è un naufrago che non abbia ricevuto cure e assistenza.
Detto questo, però, occorre aggiungere che alla politica spetta il compito di contribuire positivamente al governo dei flussi migratori, di distinguere, ossia di riconoscere il contributo importante che l’immigrazione regolare può offrire allo sviluppo di un Paese, rispetto al peso inaccettabile dell’immigrazione irregolare. E l’irregolarità si combatte non soltanto con maggiori controlli negli ingressi o con espulsioni più facili e rapide. Altrettanto importante è intervenire sul contesto più generale dal quale si alimenta l’immigrazione irregolare: e allora, ciò significa contrastare in modo serio l’economia sommersa che domanda lavoro irregolare; programmare un numero più elevato e realistico di ingressi; snellire tempi e procedure per la concessione dei permessi di soggiorno; promuovere in maniera più efficace l’integrazione di quanti hanno un lavoro e intendono rispettare le leggi.
L’Europa è attualmente il principale «importatore» al mondo di immigrati. Vi risiedono circa 19 milioni di cittadini di Paesi terzi, che rappresentano il 4% dell’intera popolazione europea. Poi vi sono i clandestini, che le stime di alcuni organismi internazionali quantificano all’incirca sugli 8 milioni, con un incremento annuo pari a circa 500.000 unità. Cifre dalle quali emerge la consapevolezza che un fenomeno simile richiede risposte immediate ed efficaci. Soprattutto, una collettiva assunzione di responsabilità, a livello nazionale, comunitario ed internazionale.
L’Italia auspica una politica comune dell’Europa, una legislazione europea in materia di immigrazione e integrazione che superi le attuali diversità delle leggi nazionali. Anche su impulso italiano, l’Unione europea ha iniziato negli ultimi anni a muoversi in questa direzione. Ma quel che è stato fatto sinora è ancora insufficiente. La politica di «Approccio Globale» alle migrazioni, varata dal Consiglio d’Europa nel dicembre 2005 al fine di considerare assieme gli aspetti di sviluppo e i problemi di sicurezza posti dal fenomeno migratorio, non ha avuto un adeguato seguito operativo.
L’evoluzione del quadro comunitario in direzione di una vera politica comune dell’immigrazione, continua purtroppo a essere condizionata dai diversi orientamenti dei principali Stati membri. La stessa pratica degli accordi bilaterali con i Paesi di origine e transito dei migranti dovrebbe essere estesa dall’Unione europea a tutti gli Stati rivieraschi, con un aumento della cooperazione allo sviluppo, per dare corpo a una politica davvero solidale ed efficace che cerchi di governare il fenomeno degli spostamenti di massa dovuti alla miseria.
Il governo italiano, in particolare, sta moltiplicando gli sforzi diretti ad intensificare al massimo i rapporti bilaterali soprattutto con i paesi dell’Africa mediterranea. Da qui l’impegno a rafforzare e migliorare le politiche di collaborazione nel settore dell’istruzione e della formazione professionali. Due gli obiettivi da raggiungere: generare le competenze che permettano ai migranti di conquistarsi posizioni dignitose nei Paesi di accoglienza ed elevare il livello di qualificazione professionale nei Paesi di origine per attrarre maggiori investimenti da fuori. Non mi nascondo certo le difficoltà. Oggi siamo intenti a fronteggiare quella che si presenta come una vera e propria emergenza, quella dei tanti disperati che partono alla ricerca di un futuro migliore. Da qui la necessità di promuovere una cultura della legalità e non della furbizia, nel rispetto dei valori della Costituzione: insomma fratellanza e solidarietà, ma perseguimento della giustizia e applicazione della legge. E del resto, non dimentichiamolo, gli stessi immigrati reclamano sicurezza e tutela contro la criminalità clandestina.
Quello migratorio è un fenomeno epocale che questa volta si ripete in forme sostanzialmente pacifiche. Prendiamone atto e, considerandone i vantaggi, guardiamo al problema con animo generoso. Sono convinta che quando sul problema delle migrazioni riusciremo a giocare le carte di una politica dell’Europa unita, il fenomeno che oggi ci assilla diverrà lo strumento di un nuovo importante sviluppo.
*Sottosegretario agli Esteri