L’INTERVISTA 4 JAVIER CERCAS

Professor Cercas, si può raccontare la storia come un thriller?
«È ciò che ho tentato di fare nel mio ultimo libro. Credo che la storia sia interessante, allora perché non narrarla come un thriller? A condizione di dire la verità. Di solito nei miei libri mescolo realtà e finzione. In Anatomia di un istante non l’ho fatto perché, dopo due anni che ci lavoravo, mi sono accorto che il tentativo di colpo di Stato spagnolo era esso stesso una finzione. Aggiungere finzione a finzione sarebbe stato ridondante, oltre che letterariamente irrilevante».
Cinquantenne, docente di letteratura spagnola, Javier Cercas ha conquistato fama letteraria nel 2002 con Soldati di Salamina che muove da un episodio della guerra civile spagnola. Su un altro fatto di rilevanza politica si incentra Anatomia di un istante che dilata a cinquecento pagine i minuti dell’irruzione armata del colonnello Antonio Tejero nel parlamento dove si vota il governo che succederà a quello di Adolfo Suárez. L’unico documento che certifica il golpe del 23 febbraio 1981 sono le riprese della televisione pubblica spagnola. Da quelle immagini si dipana la narrazione di Cercas. Che per il «non romanzo» Anatomia di un istante (pubblicato da Guanda come tutti i suoi libri, compreso l’appena ristampato Il nuovo inquilino, un thriller ambientato nell’università americana), ha vinto il Premio Mondello per la narrativa straniera. «Quando la realtà sfida il romanzo» è il titolo dell’incontro che dopodomani al Salone del Libro di Torino avrà Cercas come ospite principale.
Che cosa significa che il colpo di Stato del febbraio 1981 è già una finzione?
«Significa che è il nostro omicidio Kennedy, il punto esatto nel quale convergono tutti i démoni della nostra storia recente. In quel momento in Spagna termina davvero la guerra civile e inizia la democrazia. Come in America non c’è nessuno che non abbia una teoria sull’assassinio di Kennedy, così da noi non c’è spagnolo che non ne possieda una su quel golpe. E questo perché non esistono documenti, salvo la registrazione televisiva. Senza studi storici, ma solo con lavori giornalistici frettolosi la grande finzione ha vinto. E hanno avuto campo libero i golpisti che, per dimostrarsi innocenti, hanno fabbricato menzogne. Perciò, stavolta, ho trovato letterariamente stimolante raccontare la verità».
Ha riempito un vuoto, ma in qualche modo si è contraddetto.
«È ciò che è successo. Però è stato anche un esperimento narrativo. In questo libro ho raccontato la verità storica e giornalistica. Ma, secondo la definizione di Aristotele, ho cercato anche la verità letteraria. Ho tentato di far convivere queste due verità incompatibili. Ho scritto un saggio usando formule del romanzo come l’ironia, la multi-prospettiva e l’introduzione di domande che un saggista non si porrebbe mai».
Per esempio?
«Mi sono chiesto perché Suárez rimanga al proprio posto mentre nell’emiciclo del parlamento fischiano le pallottole. È una domanda romanzesca, la cui risposta non esiste, ma risiede nel solo fatto di porla. Anatomia di un istante è un libro impossibile: facendo dialogare la verità storica con quella letteraria ne cerca una terza. A cinquant’anni mi piace cimentarmi con queste sfide».
Questa formula può valere anche per altri eventi storici?
«Il mio editore sta pensando a una serie di pubblicazioni che narrino eventi storici emblematici. Mi viene in mente la destituzione di Ceausescu nel 1989, durante una manifestazione del popolo che fino a pochi momenti prima lo acclamava».
Il ricorso alla finzione è una scorciatoia per un saggista?
«Credo che ogni lavoro imponga le proprie regole. Possono esistere romanzi senza finzione? Io credo di sì».
Negli ultimi anni la mescolanza tra finzione e reportage ha rivelato scrittori come Saviano, Vollmann, Kapuscinski. Il ricorso alla finzione è un vantaggio per la letteratura, ma uno svantaggio per la realtà?
«Per me è chiarissimo che la finzione ha diritto a tutta la libertà. Letteratura e cinema devono muoversi senza briglie. Tarantino è libero di ammazzare Hitler in un teatro nel 1944. È tutto valido. Ma nella cronaca non può esserci finzione. La cronaca può usare l’immaginazione per relazionare dei fatti - Orwell, per esempio, non ha mai visto un elefante - ma non può inventare nulla perché deve rispettare la realtà».
Valery diceva che la qualità di uno scrittore si misura da quante pagine butta nel cestino. È lì che è finita la prima stesura di Anatomia di un istante...
«Una volta García Márquez mi ha chiesto quante volte riscrivo i miei libri. Con il computer è difficile contare... No, ha replicato, quante volte lo riscrivi tutto? Io almeno sei, mi ha detto. Uno scrittore cerca il senso della propria scrittura attraverso la riscrittura. E il cestino si riempie».
Per il colpo di Stato spagnolo l’unico documento sono le immagini della tv. Che cosa pensa della scelta di Obama di non mostrare le immagini della fine di Bin Laden?
«Mostrarle avrebbe potuto essere pericoloso. Ma sarebbe divenuto indispensabile se Al Qaida non ne avesse ammesso la morte».