L’intervista Prosseda e il Mendelssohn che non ti aspetti

Da tempo, il nome del pianista Roberto Prosseda viene associato a quello di Felix Mendelssohn, il grande compositore del quale ora si festeggiano i 200 anni dalla nascita (3 febbraio 1809). Per il fatto che le registrazioni più recenti e il repertorio di Prosseda, hanno per principale oggetto l’opera di Mendelssohn, non solo quella arcinota e regolarmente eseguita, ma anche quella di cui non si conosceva neppure l’esistenza e che attendeva di essere riscoperta. Prosseda, in previsione dell’importante anniversario, si è messo sulle tracce del musicista e ha avuto la fortuna di imbattersi in opere sconosciute che va eseguendo in giro per il mondo. E che eseguirà nel cocerto di domani alla Sala Petrassi dell’ausitorium dalle 20,30.
Prosseda, come è possibile che ci siano ancora zone d’ombra nell’opera di un musicista fra i più grandi?
«È possibile, per quanto sembri strano. Ancora oggi non esiste una catalogazione definitiva della sua opera pianistica. In qualche modo per colpa dello stesso musicista che, a causa della ricca vena creativa non si curò in vita di conservare e archiviare i manoscritti della sua musica».
Comunque questo sarebbe compito degli studiosi, in assenza di catalogazione dell’autore.
«Sì, è vero: per Mendelssohn c’è anche un’altra ragione che nulla ha a che vedere con la musica. Perché è stato vittima dell’antisemitismo».
Quale emozione può ricavare un interprete dallo studio dei manoscritti?
«La scrittura di Mendelssohn è molto eloquente e trasmette una ricchezza di sensazioni difficile da spiegare. Sebbene molto piccola e senza cancellature, è sottile e precisa».
La vita randagia di Mendelssohn, specie in gioventù, può essere la causa principale della dispersione dei suoi manoscritti?
«Certamente. Molti dei suoi brani, fra cui le Romanze senza parole, nacquero come “doni” per le persone che lo ospitavano».
Il suo recital romano è principalmente incentrato sulle «Romanze senza parole». Cosa vuol dire quel curioso nome?
«Sta a indicare che quei brani non sono che lieder pianistici senza testo».
Secondo quali criteri ha operato la scelta delle «Romanze senza parola» per il concerto?
«Ho voluto proporre in sequenza brani molto noti ed altri addirittura sconosciuti. Nello sceglierli, mi sono attenuto a due criteri: alternanza di caratteri espressivi, e accostamenti tonali».