L’Iran mostra i muscoli a Bush e lancia missili a 2.000 chilometri

Alle manovre militari «Grande Profeta» gli inquietanti frutti della collaborazione con la Corea del Nord e il Pakistan

Andrea Nativi

Missili balistici con gittata fino a 2.000 km e razzi a profusione lanciati per dimostrare la potenza militare dell’Iran. Teheran ha deciso di ricorrere ai fuochi d'artificio fin dalle prime battute delle grandi manovre militari «Grande Profeta 2», che proseguiranno fino all’11 novembre.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione ha chiarito in questo modo che i diversi tipi di missile sviluppati con assistenza nordcoreana e pakistana sono tutti in servizio operativo e funzionano. Il lancio più spettacolare, del quale non sono state mostrate immagini, riguarda il missile balistico bistadio Shahab-3, un’arma pesante oltre 18 tonnellate capace, nella versioni 3A e 3B, di portare una testata pesante 800 kg a quasi 2000 km di distanza. La Tv iraniana ha affermato che il missile può essere dotato di una testata a frammentazione contenente 1400 bombette esplosive. Si tratta quindi di una testata cluster, particolarmente indicata per colpire obiettivi areali poco protetti, come ad esempi le basi statunitensi nella regione del Golfo, aeroporti, centri abitati densamente popolati. Una testata di questo tipo è sicuramente più pericolosa rispetto alla tradizionale testata unitaria ad alto esplosivo, visto che lo Shehab-3 non è affatto preciso: viene accreditato di una precisione (Cep) di 1-2 km.
Oltre a questo ordigno le brigate missilistiche delle Guardie hanno sparato missili a corto raggio Shehab-2, la copia locale dello Scud-D coreano da 550-600 km, missili Scud-B da 300 km, missili tattici Fateh A-110 ( forse i più temibili, perché pur avendo una gittata di poco più di 200 km si ritiene siano molto precisi, circa 100 metri) nonché razzi non guidati d’artiglieria Zelzal-2, questi ultimi forniti anche a Hezbollah.
Tutte queste attività sono state accuratamente osservate dagli occhi indiscreti della intelligence statunitense, con la speranza di ottenere nuove informazioni sulle capacità tecniche delle armi, la preparazione delle unità che le impiegano, le procedure di lancio e il sistema di comando e controllo, i siti dove i missili sono custoditi, i sistemi utilizzati per spostarli e lanciarli. Una quantità di notizie di importanza cruciale.
L’Iran è conscio che le esercitazioni sono attentamente osservate, ma non può fare a meno di reagire, visto che gli Usa hanno appena concluso esercitazioni multinazionali nel Golfo incentrate proprio sul tema della ricerca e blocco di armi per la distruzione di massa trasferite illegalmente. E l’Iran rischia un embargo militare Onu.