L’irresistibile crescita di Chinappi, da osteria a locale-cult

Ristorante di famiglia e punto di riferimento della gastronomia laziale

Andrea Cuomo

È uno dei migliori ristoranti di pesce del Lazio e allo stesso modo il punto di riferimento gastronomico di tutto il litorale pontino. È Chinappi, nome che da solo significa a Formia buona cucina, cortesia e prezzi onesti. E che merita di essere segnalato non solo a chi si trovi o si appresti ad andare in vacanza a Sabaudia, al Circeo, a Gaeta o nel Nord della Campania, ma anche a chi, non potendosi muovere da Roma, voglia fare una toccata e fuga serale. Anche in treno, approfittando della Roma-Formia.
Chinappi ha quasi cinquant’anni. Li festeggerà il 10 gennaio 2007 e c’è da giurare che in quella data il patriarca Franco sparerà i fuochi che riserva alle grandi occasioni. Nel 1957 era un’osteria, oggi è un ristorante che, pur avvezzo alle guide gastronomiche, non ha perso quel carattere popolare e alla mano che fa sì che sia tuttora frequentato da una clientela di affezionati. Merito anche del clima familiare. Il locale è gestito da Stefano, figlio di Franco. In sala il cugino di Stefano, Michele, e il figlio Sergej, entrambi sommelier diplomati Ais. In cucina c’è Anna, moglie di Franco, mentre ai dolci si schiera Elena, moglie di Michele.
In carta ovviamente il pesce - locale e perciò freschissimo - la fa da padrone. Sette i menu degustazione, per ogni gusto e prezzo, più uno studiato per i bambini. Chi ordina alla carta deve però sapere che la regola della casa prevede - sorpresa! - che la pasta sia servita alla fine, per non appesantire il palato: si rischierebbe di non godere appieno non solo degli antipasti - un consiglio? Gli «sfizi» assortiti - ma anche dei secondi, tutti leggeri e gustosi. Ottima anche la lista del dessert.
Un capitolo a parte merita le pizza, una delle migliori dell’intera regione. Al forno sovrintende Franco in persona, che ha ereditato l’arte di papà Antonio e studia l’impasto a seconda della giornata («la pasta è femmina e capricciosa», confessa) per servire l’inarrivabile Chinappi (pomodoro, aglio, origano e pecorino) che da sola varrebbe il viaggio, anche se Franco si schermisce e chiede di non parlarne.
Quanto al vino da Chinappi è trattato con i guanti bianchi. La carta spazia lungo tutta la penisola con una predilezione per i campani e per le bollicine, proposte a tutto pasto, ed è leggibile e ben organizzata, con gli «highlight» in apertura: i consigli e i qualità-prezzo. E ricarichi onestissimi. Come onestissimo è il conto finale, tra i 45 e i 50 euro a persona (vini esclusi). Meno, ovviamente, per chi opta per la sola pizza.
Chinappi, via Anfiteatro 8, tel. 0771790002. Chiuso il giovedì. Internet: www.chinappi.it