«L’islam minaccia l’identità dell’Europa»

Ribadita l’importanza per la Chiesa del dialogo con il mondo musulmano. Ma ci sono «correnti estremiste decise a imporre la legge del Corano anche col fucile»

da Berlino

A quasi un anno dal discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, che tante polemiche suscitò nel mondo musulmano, una delle persone più vicine a Papa Ratzinger torna sullo scottante tema dei rapporti con l’islam segnalando i tentativi di islamizzazione in corso nel mondo occidentale ed esortando a non sottovalutarne le conseguenze.
A lanciare il nuovo grido di allarme, seppure formulato con parole caute e diplomatiche ma dal significato inequivocabile, è monsignor Georg Gaenswein, il prelato che meglio conosce il pensiero di Benedetto XVI sia per la sua carica di segretario del Papa sia per la sua biografia. Tedesco e bavarese come il Pontefice e come lui docente di Teologia, Georg Gaenswein giunse a Roma nel ’95 e da allora ha sempre ricoperto incarichi che lo hanno portato a collaborare con Joseph Ratzinger. In una lunga intervista al Sueddeutsche Zeitung, monsignor Gaenswein racconta la vita del Papa, ma non si sottrae alle domande insidiose come quando l’intervistatore, Peter Seewald, autore di una biografia su Ratzinger, gli chiede un giudizio sul famoso discorso di Ratisbona, in cui il Papa citò le parole di un imperatore bizantino che accusava Maometto di non aver portato nulla di buono e umano perché esortava i musulmani a difendere la fede anche con la spada.
A quasi un anno di distanza monsignor Georg conferma che quel discorso non solo fu scritto dal Papa di suo pugno, ma che nella versione in cui è stato pronunciato può essere considerato profetico. «Solo quando atterrammo a Roma al ritorno dalla Baviera apprendemmo delle reazioni che il discorso aveva suscitato tra i musulmani, fummo sorpresi e anche il Papa fu sorpreso per come vennero interpretate le sue parole. Tutto è successo perché gli organi di informazione hanno pubblicato solo un estratto del discorso facendo passare l’estratto come sintesi del pensiero del Papa». Insomma non ci fu nessuna intenzione di offendere i musulmani. Precisato questo punto, il segretario di Ratzinger non esita però a esprimere la preoccupazione del Papa per la carica espansionistica dell’islam e per le sue conseguenze sull’Europa in particolare. «Non si possono minimizzare i tentativi di islamizzare l’Occidente come non si possono ignorare i pericoli che questi tentativi rappresentano per l’identità dell’Europa. La Chiesa vede chiaramente questi pericoli e non può non indicarli. Proprio il discorso di Ratisbona va letto in questa direzione». Un segnale di allarme quindi lanciato principalmente a difesa delle radici cristiane dell’Occidente. «L’Europa non può vivere se le si tagliano le sue radici perché ciò significherebbe strapparle l’anima». Nell’intervista monsignor Gaenswein ribadisce l’importanza per la Chiesa cattolica del dialogo con l’islam, ma non nasconde che è un dialogo difficile perché «l’Islam è un mondo composto da molte correnti, alcune nemiche tra loro e alcune, le più estremiste, decise a imporre la legge del Corano anche con il fucile».
L’allarme dell’autorevole prelato sui pericoli dell’islam in Europa coincide, e non è un caso, con un momento in cui in Germania infuriano le polemiche per la costruzione di una nuova grande moschea a Colonia, città simbolo del cattolicesimo tedesco. Finanziata da organizzazioni turche e dagli Emirati del golfo, la moschea, che dovrebbe sorgere non lontano dal famoso duomo di Colonia, avrà due minareti alti 55 metri. Ma l’ultima parola non è detta. Molte le voci contrarie, tra cui quella del vescovo di Augusta, Walter Mixa, che in un’intervista ha detto che i musulmani non possono pretendere di costruire moschee in Germania fino a quando nei loro Paesi non verrà garantita sufficiente libertà per le altre religioni. «Nella maggior parte dei Paesi musulmani - ha ricordato - i cristiani non hanno quasi il diritto di esistere. Fino a quando questa situazione perdurerà è bene dire ai musulmani in tutta amicizia che non possono chiedere totale libertà di culto ai Paesi ospitanti per poi negarla a casa propria. La soluzione è la reciprocità in materia di libertà religiosa».