L’islamico Gül eletto presidente della Turchia

Per la prima volta un musulmano devoto diventa capo dello Stato, ma solo con i voti del suo partito. La visita al
mausoleo di Atatürk. "Difenderò la Costituzione e la laicità delle istituzioni", ha giurato. I vertici militari assenti alla cerimonia

Ankara - Dopo quattro mesi di crisi politica, milioni di persone in piazza, comunicati minatori dell’establishment militare e sentenze della Corte Costituzionale, la Turchia ha il suo nuovo, undicesimo, Presidente della Repubblica, Abdullah Gül. Che poi è lo stesso per cui in aprile sembrava che il Paese stesse per saltare. La Tbmm, la Grande assemblea nazionale turca, lo ha votato ieri. Il candidato schierato dall’Akp, il partito islamico moderato per la Giustizia e lo Sviluppo, è stato eletto al terzo scrutinio, ossia quando era necessaria la maggioranza più uno dell’assemblea, 276 deputati. Il nuovo Capo dello Stato è stato eletto con appena 339 voti, ossia quelli della sua formazione politica, segno che non ha riscosso molto apprezzamento negli altri rami del Parlamento.

Si è presentato a giurare senza il tradizionale frac imposto dal protocollo. Ad ascoltarlo c’era il secondogenito Mehmet Emre, ma non Hayrunissa, la sua moglie velata, che deve aver pensato di evitare le polemiche almeno al primo giorno. Erano assenti dall’aula anche i militari, particolare non di poco conto, se si considera che due giorni fa sono tornati a parlare di pericolo per la democrazia e che non hanno mai mostrato particolare entusiasmo per la candidatura dell’ex militante islamico.

L’elezione di Gül è stata accolta positivamente da Bruxelles. Il presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso, l’ha definita «un ulteriore passo della Turchia verso l’Europa». Soddisfatta, per il momento, anche la Tusiad, la Confindustria turca, che spera soprattutto nella tenuta economica del Paese e dei mercati finanziari. Una stabilità che con tutte le cariche istituzionali più importanti nelle mani di Erdogan dovrebbe essere garantita completamente. Non si sa ancora a che prezzo per la situazione interna del Paese. Molti infatti temono che, senza un contrappeso come quello rappresentato dall’ultralaico presidente Sezer, l’assetto politico turco sia troppo sbilanciato. Proprio oggi il premier presenterà al presidente la lista dei ministri.

Nel suo discorso, subito dopo il giuramento (che include la «fedeltà alla democrazia e alla Repubblica laica»), il neoeletto capo dello Stato ha parlato di tutto, dalla democrazia alla parità di tutti i cittadini, dall’Europa alla disoccupazione. Un discorso che ha cercato di convincere anche i più scettici. «Fin quando sarò in carica mi dedicherò a tutti i cittadini, senza nessun pregiudizio. Manterrò la mia imparzialità con il massimo dell’impegno possibile», ha sottolineato, aggiungendo che adesso la Turchia deve dare una forte spinta al processo di riforme in chiave europea.

Subito dopo il discorso, Gül si è recato all’Anitkabir, il Mausoleo di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore dello Stato moderno e soprattutto laico. Il nuovo presidente è stato salutato da una folla allegra e festante. Peccato che già ieri sera abbia invitato al Kosk (la residenza presidenziale, ndr) Recep Tayyip Erdogan e il presidente della Tbmm Koksal Toptan per festeggiare. Magari con le loro mogli velate al seguito. Adesso, a questa scena, la Turchia moderna si deve abituare.