L’Italia non è il Bengodi per gli allevatori di trotto

La brava giornalista ippica tedesca Andrea Sexauer si è cimentata di recente sulle colonne dello Sportsman in una impresa statistica con tutti gli elementi asetticamente tratti dalla pubblicazione annuale dell’Uet (Unione europea del trotto), con risultati ad effetto, che francamente, lasciano alquanto perplessi. La statistica è una materia complessa e di difficile trattazione, è un poco come la dinamite, va adoperata con molta cautela e, soprattutto, da esperti della materia, categoria alla quale probabilmente la Sexauer non appartiene.
Detto quanto sopra vorrei ritornare sui dati pubblicati, dai quali emergerebbe che l’allevatore italiano vive in una specie di Bengodi europeo a differenza di tutti gli altri, a queste facili e semplicistiche conclusioni vorrei dire che: per fare l’allevatore in Italia non occorre partecipare e vincere alcun concorso pubblico, è sufficiente avere a disposizione i mezzi necessari e godere poi del presunto Bengodi. Detto quanto sopra, non per amore di polemica nei confronti della giornalista, ma per sdrammatizzare l’argomento, vale la pena di cercare di fare maggior chiarezza sull’argomento. Nell’evidenziare il solo dato economico che apparentemente privilegia gli allevatori italiani, soprattutto nei confronti dei colleghi francesi, gli unici paragonabili per realtà omogenee, in quanto tutti gli altri Paesi sono abbondantemente sotto all’Italia e alla Francia, ma è stato ignorato un dato fondamentale: gli allevatori francesi, infatti, godono di una rete diffusa e capillare dei cosiddetti Haras Nationaux, strutture analoghe ai nostri vecchi Istituti di Incremento Ippico, passati da tempo sotto la competenza delle Regioni e quasi tutti dismessi, salvo una o due piccole realtà. Ma non solo, in Francia questi Haras Nationaux mettono a disposizione di tutti gli allevatori a costi nominali, importanti stalloni che vengono acquistati dal ministero dell’Agricoltura, al quale fanno capo gli Haras Nationaux. Con investimenti per l’acquisto degli stalloni cospicui a totale carico del Governo. Già da questo si può capire che per valutare dei dati non si possono ignorare certe realtà, perché ignorandole si confondono solo le idee e le conseguenti valutazioni. Sempre dalla tabella dei dati, emerge un altro elemento che non ha nulla a che fare direttamente con l’allevamento, ma in un certo senso ci riguarda. Mi riferisco al volume di gioco complessivo che, grosso modo, sia di quasi il doppio in Francia. Anche perché i dati riportati sono assolutamente imprecisi. Su questo aspetto vorrei fare alcune considerazioni di grande interesse: se il volume di gioco della Francia, è più del doppio rispetto all’Italia, se ne deduce per ovvia conseguenza che il monte premi a disposizione dovrebbe essere del doppio rispetto all’Italia. Così non è. Non vorrei addentrarmi in una analisi che porterebbe via ben altro spazio di quello a disposizione, mi limito però ad esaminare alcuni aspetti di notevole disparità tra l’Italia e la Francia: per cominciare la Francia dispone di una televisione ippica sicuramente all’avanguardia in Europa, ma penso anche nel mondo; la Francia poi gode della gestione e proprietà statale o comunque di organismi subordinati allo Stato, di quasi tutti gli ippodromi importanti di Trotto e di Galoppo, di un centro di allenamento come Grosbois per il trotto e altre strutture altrettanto importanti per il galoppo. Cosa emerge da questa brevissima analisi dei due sistemi: appare evidente che da una parte (Francia), sono stati privilegiati interventi di carattere pubblico, come acquisto di ippodromi, centri di allenamento e quant’altro, dall’altra parte invece si sono seguite strade completamente diverse che, come risultato concreto, hanno portato di fatto ad un ingessamento degli investimenti, come più volte da me lamentato sul mancato sviluppo di ogni iniziativa tecnica in relazione alla costruzione di piste di sviluppo adeguato. Si potrebbe aggiungere con un pizzico di malizia: da noi si sono privatizzate le varie gestioni, scaricando gli utili ai privati e addossando le perdite allo Stato. Non è francamente un grande risultato, speriamo che la politica possa fare una riflessione e sappia adottare nell’interesse dell’ippica i correttivi del caso.
* presidente dell’Anact (Associazione
nazionale allevatori del cavallo trottatore)