L’Italia è sempre più «solare» e insegue il primato tedesco

In costruzione 5.300 impianti, equivalenti a 96 MW. Per fine anno il Paese potrà contare su una potenza totale fra 150 e 180 MW

Il trend dei consumi, e quindi delle emissioni di anidride carbonica, dei Paesi in via di sviluppo viaggia a velocità doppia rispetto a quello della parte più industrializzata: nel 1970 erano un quarto, oggi sono già i due terzi ed entro il 2020 gli analisti prevedono il sorpasso, alla quota di 15 miliardi di tonnellate di emissioni nocive l’anno.
Quindi, stando alle stime, tra non molti anni i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo avranno più o meno lo stesso fabbisogno di energia. Ciò significa che, se si vuole evitare un conflitto globale per la sopravvivenza dagli esiti potenzialmente catastrofici, occorre che la tecnologia cambi passo e sviluppi soluzioni compatibili. Sulla spinta, ovviamente, delle decisioni politiche, e delle conseguenti normative, prodotte da chi ci governa.
Di fronte a una simile situazione, l’interrogativo è: ci può salvare il sole? Ovvero, la risposta alle sfide energetiche e ambientali risiede nello sviluppo degli impianti fotovoltaici, capaci di trasformare direttamente le radiazioni solari in energia elettrica? Il dibattito è aperto: gli scettici ricordano che oggi un kilowattora prodotto con la tecnologia del fotovoltaico costa circa 5-7 volte quello da fonte fossile tradizionale. E aggiungono che la scala produttiva attualmente osservabile si attesta su circa 1/100 del fabbisogno. In pratica, 84 parti dell’energia elettrica di cui abbiamo bisogno derivano da fonti tradizionali e almeno 16 da fonti rinnovabili, tra queste solo una dal fotovoltaico. Tutto vero, rispondono i «tifosi» del solare: siamo ancora agli inizi, e nessuno si sognerebbe di sostituire di colpo tutte le centrali elettriche in attività con pannelli fotovoltaici. I risultati raggiunti finora, però, vengono giudicati più che sufficienti per proseguire sulla strada intrapresa, moltiplicando gli sforzi e le iniziative a tutti i livelli: politico, tecnologico e industriale. Non va dimenticato, poi, che in aggiunta all'assenza di emissioni inquinanti e al risparmio di combustibili fossili, la tecnologia fotovoltaica presenta ulteriori vantaggi per i produttori, quali la maggiore affidabilità degli impianti, dovuta all’assenza di parti in movimento, costi di esercizio e manutenzione ridotti al minimo e la modularità del sistema, visto che per aumentare la potenza è sufficiente aggiungere nuovi pannelli. Tutti fattori che, con il decisivo supporto delle politiche d’incentivazione messe in atto dai governi, contribuiscono allo sviluppo che il fotovoltaico sta conoscendo in diversi Paesi, tra cui l’Italia. A questo proposito, una fotografia fedele e aggiornata della situazione nazionale la fornisce il primo Rapporto sull’incentivazione degli impianti fotovoltaici in conto energia, pubblicato a gennaio dal GSE. Il documento, che prende in esame il periodo settembre 2005-ottobre 2006, illustra, per ciascuna regione e provincia oltre che per fascia di potenza, l’ubicazione degli impianti fotovoltaici in costruzione e in funzione, la potenza entrata in esercizio e la relativa produzione elettrica. Particolare interesse, come è ovvio, riveste il dato relativo agli impianti che, una volta ottenuta l’ammissione della domanda di accesso ai bonus, sono effettivamente in costruzione o già entrati in esercizio. A tale riguardo, all’inizio di febbraio risultano iniziati i lavori di costruzione di 5.300 impianti, per un totale di quasi 96 MW; più di 1.900 sono gli impianti per i quali è stata invece dichiarata la conclusione del lavori (circa 16 MW); infine, sono quasi 1.200 gli impianti entrati in esercizio, per una potenza superiore agli 8 MW.
Sulla base di questi numeri, gli esperti del GSE stimano per fine 2007 una potenza complessiva in Italia compresa tra i 150 e i 180 MW. E se la previsione si traducesse in realtà, il Paese diventerebbe secondo in Europa per potenza fotovoltaica installata, alle spalle dell’irraggiungibile Germania.