L’Occidente sa dividere sacro e profano


La reazione del mondo islamico a tutti i livelli, anche a quello degli Stati, alla pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto avvenuta su un periodico danese, è stata sorprendente per l’Occidente. Eppure non erano mancati i precedenti, come la condanna a morte di Salman Rushdie da parte di Khomeini. Ma questa volta nessuno si attendeva una reazione così vasta.
Anche nella cristianità era proibito dalla autorità pubblica l’insulto ai luoghi e alle immagini del Cristianesimo, eppure è stato possibile che dalla cristianità evolvesse l’Occidente in cui il fatto religioso è sostanzialmente separato da quello pubblico e civile e quindi non esiste una tutela politica della religione.
Nel Cristianesimo, Cristo è il Figlio di Dio, quindi la sua umanità è direttamente espressiva della sua divinità.
Ciò farebbe pensare a un maggior rigore cristiano verso le immagini religiose che riguardano Cristo e i suoi Santi. Ma nel Cristianesimo la realtà portata da Cristo, cioè la vita divina al credente, è un fatto interiore e personale, indica l’adesione del cristiano a una dimensione che è oltre la natura e la storia, coesiste con la natura e con la storia distinguendosi da esse. Tale distinzione è un principio possibile solo nella interiorità del cristiano, nella sua adesione personale alla fede. Per il Cristianesimo i due ordini, quello della vita divina che si ottiene mediante la fede e quello della vita naturale e storica, sono uniti ma rimangono distinti.
In principio il cristiano non appartiene a questo mondo ma alla realtà eterna; la sua realtà nella natura e nella storia è pellegrinare, la terra è un transito non un patria. Il fatto che esista nella Chiesa la comunione visibile dei cristiani, e che essa abbia figura istituzionale, non toglie che sia per sua natura diversa dalla società politica. Anche se è una realtà sociale e storica, la Chiesa è un Mistero perché esprime il corpo di Cristo continuato nel tempo, ed essa rimane sempre una realtà non mondana: immanente al mondo, ma diversa da esso.
Ciò fa sì che la condizione cristiana sia come scissa in due dimensioni e in due tempi, l’escatologico e lo storico confinano nel cristiano, ma l’uno non diventa la stessa cosa dell’altro. Per questo la grande scoperta del Cristianesimo che si è riflessa nella società civile è il tema della libertà della persona: conseguentemente anche al fatto che il segno della vita cristiana non è mai dato dalla potenza terrena come tale. È questa dualità essenziale al Cristianesimo che ha reso possibile l’Occidente, anche a spese del Cristianesimo che nell’Occidente è stato combattuto e avversato: ma esso è sopravvissuto persino alle maggiori violenze, perché non fondato sulla unità della vita divina e del potere umano. Non a caso le due figure ideali del cristiano, la verginità e il martirio, comportano un esodo da questo mondo.
Per l’Islam non è così, Maometto non appartiene all’ordine divino, è il sigillo della profezia, l’ultimo e supremo profeta, il vicario di Dio sulla terra. L’Islam non conosce che un solo ordine, quello dato da Dio nel Corano, che costituisce l’unica norma legittima dell'esistenza umana. Non c’è comunione con Dio ma c’è soggezione ad esso. Contraddire l’immagine del profeta è quindi contraddire la volontà divina sull’universo, è violare l’essenza stessa delle cose che nella volontà divina, rivelata nel Corano, hanno la loro unica e suprema legge. Non esiste nell’Islam qualcosa di paragonabile alla distinzione cristiana tra natura e grazia. Il Corano si rivolge non alle persone come tali come fa il Cristianesimo, ma all’umanità nel suo complesso. Tutta l’umanità è obbligata all’unica legge rivelata da Maometto: quindi contraddire la dignità del profeta è contraddire la volontà divina che nel Corano indica il senso e la totalità dell’universo. Mentre per il Cristianesimo il principio fondamentale è la Trinità, che introduce la distinzione delle persone nel divino e pone la dualità nella realtà del cristiano tra la vita divina e la vita naturale, l’Islam si fonda sulla unicità divina. Dio unico dell’Islam non significa soltanto che non vi sono altri dei, ma che il Dio rivelato nel Corano è la volontà che esprime in ogni momento l’universo, quindi l’attualità di tutte le cose. Il principio cristiano della pluralità (Trinità in Dio, natura divina e natura umana in Cristo) fonda la dualità all’interno di tutto il reale. Nell’Islam invece il principio dell’unicità nega ogni dualità e fa quindi della irrisione al profeta la rottura ad un tempo con Dio e con la realtà, della natura e della storia che da lui continuamente promanano. Così ora l’Occidente si trova spinto dall’Islam alla sua origine di Cristianità e quindi al valore di libertà nato nel Cristianesimo. Sta oggi all’Occidente dire se vuole conservare la sua libertà o piegarsi alla forza della unicità islamica. È in gioco l’essenza dell’Occidente.