L’offensiva strumentale dell’Unione

Egidio Sterpa

Siamo ormai ad una guerra senza quartiere ed esclusione di colpi, come dimostra la manifestazione prodiana di ieri a Roma, dove il leader dell’Unione si è esibito con toni classisti e demagogici, persino un po’ volgari. L’obiettivo è delegittimare preventivamente la legge elettorale in preparazione e screditare la Finanziaria, che in verità per rigore, come sono costretti ad ammettere anche i critici più incontentabili, è la più seria degli ultimi quattro anni.
L’offensiva non risparmia nessuno. Sotto tiro è finito persino Casini, che pure come presidente della Camera, s’era guadagnato considerazione da parte della sinistra. È Prodi ad accusarlo addirittura d’essere il maggiore responsabile della «truffa» che la maggioranza starebbe organizzando con la proporzionale. Francamente, è uno sproposito, che ha meritato la giusta reazione del giovane presidente della Camera a Capri, dove ha ricordato come proprio Prodi invece, quando fu presidente dell’Unione europea, continuò poco correttamente a comportarsi senza ritegno da capo dell’opposizione in Italia.
Questa dura e scomposta campagna ha costretto persino il Quirinale a far pervenire, sia pure con le dovute cautele, rilievi a Palazzo Chigi. La sinistra si giova di giudizi provenienti da ambiti politici e giuridici non del tutto disinteressati. Come Mario Segni, per esempio, antico antiproporzionalista, o Augusto Barbera, da sempre fiancheggiatore, e pour cause, della sinistra diessina. Fa stecca nel coro Andreotti che in una intervista al Corriere non esita a chiedere: «Dove sarebbe l’incostituzionalità di questa riforma?». Vale forse di più la testimonianza di Emma Marcegaglia, vicepresidente di Confindustria, che azzarda il seguente giudizio storico: «Abbiamo avuto il proporzionale per cinquant’anni e ancora ne paghiamo le conseguenze»? Ma quale storia ha studiato l’avvenente signora?
Contano certo un po’ di più le affermazioni di Fassino a Bertinotti che, pur impegnati a fondo contro Berlusconi - a buon diritto come oppositori, non lo neghiamo - si espongono fino a promettere il proporzionale pur essi, ma solo dopo la loro eventuale vittoria elettorale. Vedete voi quanta coerenza logica c’è nella nostra politica. Insomma, qualche ragione esiste per abbandonare il maggioritario se, per esempio, Rutelli ammette che non è illegittimo provarci e Montezemolo addirittura lo incolpa di provocare l’ingovernabilità. Con la sua esperienza Andreotti aggiunge: «Caso mai è l’attuale sistema bipolare che mostra difetti enormi: posizioni contraddittorie in ciascun polo e abolizione di fatto del dialogo politico. C’è solo scontro di numeri e quasi mai un tentativo di modificare l’opinione degli altri».
Dove sono dunque i grandi difetti del proporzionale, tanto da farlo definire una «manovra truffaldina»? Il Quirinale ne segnala tre: 1) lo sbarramento (dal 2 al 4 per cento ipotizzati) che metterebbe in difficoltà minoranze linguistiche come Svp e Union Valdotaine; 2) l’indicazione del nome del candidato premier sulla scheda elettorale, che esproprierebbe il capo dello Stato della prerogativa di dare lui l’incarico; 3) il premio di maggioranza, che nel caso del Senato si vorrebbe assegnato non su base nazionale, ma regionale.
Tutti qui i gravi difetti? Ammesso che ci sia qualche incostituzionalità, si può provvedere ad eliminarla, ma questo non condanna di certo il sistema proporzionale. La contestazione degli oppositori è puramente strumentale, esagerata e, ripeto, scomposta, tutt’altro che sorretta da motivazioni liberali. Sbarramento e premio di maggioranza ai fini della stabilità di governo sono una pratica diffusa nelle democrazie occidentali. Dov’è, dunque, l’attentato alla democrazia?
Il difetto vero del nuovo sistema, ma non più scandaloso di quello maggioritario attualmente in vigore, sta nella lista bloccata senza voto di preferenza, che sottrae agli elettori e permette invece ai vertici dei partiti la scelta dei candidati da eleggere. Guarda caso, però, proprio su questo aspetto c’è il silenzio della sinistra. Non va dimenticato, del resto, che a suo tempo, quando vigeva la vecchia proporzionale, il voto di preferenza proprio dalla sinistra veniva pilotato e organizzato secondo i desideri e le scelte della gerarchia di partito. È sì vero che le preferenze furono causa di sprechi e, in alcuni casi, anche di corruttela, ma è altrettanto vero che furono demonizzate per colpire e distruggere un sistema, che qualche difetto lo aveva ma che democratico lo era sicuramente.
In buona sostanza, per finire, siamo in presenza di uno scontro politico che di democratico ha assai poco. Ripetiamolo: è in atto una guerra senza quartiere e senza regole per raggiungere a tutti i costi un fine. Non c’è neppure un po’ di nobile machiavellismo in essa.