L’Olanda dei bravi borghesi

Il suo nome era Mathis Gothart Neithart. A chiamarlo curiosamente Grünewald (che significa «bosco verde») era stato il primo biografo, lo scrittore d’arte tedesco Joachim von Sandrart nel 1675. Era nato a Würzburg in Franconia, tra il 1475 e il 1480. Nel 1510 e forse prima, era al servizio come pittore e ingegnere idraulico dell’arcivescovo di Magonza, Uriel von Gemmingen, e dal 1516 del suo successore. Dieci anni dopo, sospettato di collusioni con la rivolta dei contadini e con il movimento luterano, aveva lasciato Magonza, riparando a Francoforte, dove si era dato al commercio di colori e saponi, per morire nel 1528 a Halle.
Queste le scarse notizie su uno dei più grandi ed enigmatici pittori tedeschi del Cinquecento. Il più realistico, il più crudo, il più mistico. Autore di grandi complessi dipinti, trittici e polittici, con Cristi in croce sanguinanti, San Sebastiani muscolosi, Sant’Antonio con ventri gonfi. Diavoli, mostri, martiri creati con la più sfrenata fantasia, come in Hieronymus Bosch. Un espressionismo allucinato, con un’attenzione lenticolare a ogni filo d’erba, a ogni fiore e ramo, creati con una linea duttile e morbida, colori spettacolari, intrisi di luce, quasi fosforescenti.
Grünewald, spesso ignorato e confuso con altri artisti, è stato rivalutato a metà Ottocento con gli studi dello svizzero Jacob Burckhardt. Oggi è protagonista di due straordinarie mostre, nella tedesca Karlsruhe e nella francese Colmar. Due città, distanti 150 chilometri l’una dall’altra, che hanno deciso di riempire insieme lacune e ricostruire tutto il percorso dell’artista. La prima, «Grünewald e il suo tempo» si articola intorno a quattro dipinti e a un disegno del pittore conservati nella Staatliche Kunsthalle di Karlsruhe. Presenta 160 opere, tra dipinti e disegni, giunti da musei tedeschi ed europei: venti capolavori di Grünewald e gli altri di contemporanei come Dürer, Holbein, Baldung Grien, artisti che hanno rinnovato la pittura tedesca del ’500. La seconda, a Colmar, si concentra sull’altare di Issenheim (Alsazia), conservato senza più la cornice nel Musée d’Unterlinden della città, mettendone in luce genesi e cronologia con nuove ipotesi. Il capolavoro di Grünewald è presentato con gli straordinari disegni preparatori giunti in gran parte dal Kupferstichkabinett di Berlino (che farà una mostra nel marzo 2008) ed è accompagnato da opere di importanti contemporanei.
Si tratta di un grande retablo, cioè una struttura di oltre tre metri per sei, formato da scomparti dipinti alternati a sculture. Ordinato dal precettore del convento, Guido Guersi, era stato realizzato tra il 1510 e il 1516 per l’altare della chiesa della prioria di Sant’Antonio di Issenheim, dedicato al santo guaritore. I canonici Antoniani, abili medici con un celebre ospedale, accoglievano i pellegrini convinti del potere taumaturgico del sontuoso altare.
La costruzione della grande ancóna era probabilmente avvenuta a Strasburgo, opera del prestigioso scultore Nicolas de Haguenau e della sua florida bottega. E lì, nella città alsaziana si era recato Grünewald, che tra il 1512 e il 1516, vi aveva dipinto le strepitose Storie della Vita di Cristo e di sant’Antonio. Le tavole fisse e le tavole girevoli raccontavano ai fedeli le sofferenze di Cristo e le tentazioni di sant’Antonio, con linee sciolte, e tinte accese. L’iconografia era fatta di figure dai gesti decisi, fisionomie grottesche, ampi scenari prospettici, simboli spesso accompagnati da didascalie.
Tra le scene più drammatiche spicca la Crocifissione, con Cristo piagato e martoriato dai chiodi e dai colpi di frusta penetrati nella carne. Tra le più poetiche l’Annunciazione, con la tonda Maria che si butta all’indietro abbandonando sul leggio il grande libro aperto, di fronte all’angelo fasciato da svolazzanti abiti di seta rosso-arancio. Tra le più allucinate e visionarie Le tentazioni di sant’Antonio, una ridda diabolica di mostri scatenati contro il santo. Tra le più interessanti I santi eremiti Antonio e Paolo, che ci rivelano le sembianze del committente Guersi (sant’Antonio) con barba bianca e cuffia rossa e di Grünewald stesso (san Paolo), vestito di fibre vegetali come un selvaggio.
mtazartes@tele2.it
LE MOSTRE
«Grünewald e il suo tempo», Karlsruhe, Staatliche Kunstalle, fino al 2 marzo. Hans-Thoma-Strasse 2-6, Karlsruhe, tel. 49 721/ 926 35 75 info@kunsthalle-karlsruhe.de
«Grünewald e il retablo d’Issenheim. Sguardi su un capolavoro», Colmar, Musée d’Unterlinden, fino al 2marzo. 1 rue d’Unterlinden 6800 Colmar, tel. 33 (0)3 89 20 15 51. info@musee-untelinden.com